Grillini spaccati Lite in Comune tra le due fazioni

Il capogruppo Berardini difende la consigliera Cardelli contro un gruppo di attivisti che l’ha sfiduciata
TERAMO. Le tensioni innescate nel Movimento 5 stelle dalla sfiducia della portavoce Paola Cardelli sono deflagrate in una lite “in diretta” alla presenza dei giornalisti convocati dai consiglieri grillini, Fabio Berardini e la stessa Cardelli, per i debiti fuori bilanci del Comune. Ad ascoltare i due, ieri mattina in municipio, non c’era solo a stampa, ma anche la frangia dei contestatori interni guidati da Claudio Della Figliola. Ne è nata una lite, dai toni accesi, tutta incentrata sulla titolarità delle due frange del Movimento. Da un lato Berardini che difendendo la "collega" ha ritenuto che un gruppo di «appena 20 attivisti» non rappresenta un’intera assemblea, né dunque può rimuoverne la portavoce legittimata anche dal voto dei cittadini. Di diverso avviso, invece, gli accusatori di Paola Cardelli che la considerano «troppo autonoma» visto che in più di un’occasione avrebbe infranto la regola della condivisione delle scelte politiche con la base.
Da qui lo scontro verbale, condito da ironici saluti d’addio lungo la scalinata del municipio. All'origine della frattura c'è stata la dichiarazione di voto che Paola Cardelli, alla vigilia del ballottaggio, fece a favore della candidata sindaco Manola Di Pasquale, quando la linea del Movimento era quella di astenersi da ogni indicazione agli elettori. Un'esternazione non gradita agli attivisti che, dopo una serie di confronti interni hanno deciso di non riconoscerla più come portavoce.
Il regolamento di conti sembra destinato a proseguire, visto che le parti si ritengono le uniche rappresentanti del movimento. Lo ribadisce anche una nota degli accusatori di Paola Cardelli che sostengono di esprimere il 65% dell’M5S teramano. E’ passato così in secondo piano il problema amministrativo segnalato dai consiglieri grillini. Berardini e Cardelli hanno evidenziato «negligenze» da parte del Comune nel riconoscimento di alcuni debiti fuori bilancio. In un caso si tratta di un’ingiunzione di pagamento al Comune per circa 13mila euro relativi al mancato versamento di quote condominiali per un edificio di via Marsili di cui è l’ente è proprietario. «E’ una situazione che si ripete nel tempo», spiegano i due consiglieri, «ed è grave che queste quote condominiali non siano state mai iscritte come poste in bilancio. E’ grave inoltre che il Comune non sia in possesso di una ricognizione dei suoi immobili e continui a pagare spese legali, per problemi che tornano a ripetersi nel tempo».
Una contestazione analoga è stata mossa per un contenzioso su lavori fatti dal Comune nel 1997 vicino al Santuario Madonna delle Grazie e che rovinarono una cappella. «Un danno di 8mila euro, lievitato a 14.800 sempre a causa delle spese legali», hanno osservato Berardini e Cardelli, «che si ripercuote sulle casse comunali e sui contribuenti teramani». La polemica dei due consiglieri M5S si è poi spostata sulla Team che avrebbe negato l'accesso agli atti per i verbali delle sedute dei Cda e assembleari del 2013 e 2014. «Ci risulta che ci siano anomalie tra il servizio di raccolta 'presunto' su cui viene calcolata la tariffa, e il servizio di raccolta effettivamente svolto», concludono, «tuttavia l'azienda ci nega documenti indispensabili per svolgere il nostro compito di vigilanza».
Marianna De Troia
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