Grimi: i lungomari vanno riqualificati

3 Novembre 2019

Il presidente di Assoturismo: «Serve un piano regionale d’intervento, l’Emilia Romagna ha già investito 40 milioni»

GIULIANOVA. «I lungomari teramani vanno riqualificati, velocemente e con interventi strutturali di alto livello, pena la perdita di competitività della costa in termini di attrattiva turistica». A lanciare l’allarme è il presidente di Assoturismo - Confesercenti Teramo Gianluca Grimi, che al termine di una stagione vacanziera con luci e ombre, più che soffermarsi sui bilanci ragiona sul futuro e su come attrezzarsi per le nuove sfide. «Il mondo corre veloce e la globalizzazione del turismo non è paziente», dice Grimi, «i flussi vanno dove l'offerta incontra appieno la domanda, sia in termini di fruibilità territoriale sia in termini di modernità dell'offerta e rispondenza al “sentiment” generale della clientela. La riqualificazione delle infrastrutture è urgente, come anche il rinnovo di alberghi e residence sia in termini edilizi che dell’offerta».
Secondo Grimi occorre al più presto un piano regionale di intervento, coordinato con le categorie e con i Comuni, a supporto della costa, che vada oltre il marketing e cali concretamente investimenti sui lungomari teramani. L’idea della riqualificazione dei lungomari non nasce a caso ma prende spunto da una progettazione già in atto in regioni vicine che stanno stanziando ingenti somme. «La Regione Emilia Romagna sta intervenendo massicciamente a supporto dei comuni con finanziamenti da quasi 40 milioni di euro che, una volta integrati dai comuni e dai consorzi di operatori si raddoppieranno», dice Grimi, «solo Riccione ha già messo in campo decine di milioni di euro per il lungomare monumentale. L’impatto di questi interventi scaverà un solco irraggiungibile dalla nostra costa in breve tempo. La scelta della Romagna va incontro al “sentiment” del turista sempre più orientato verso la sostenibilità ambientale, la bellezza e la fruibilità dei luoghi», aggiunge il presidente di Assoturismo, «il turista richiede sempre di più spazi con percorsi benessere e la possibilità di svolgere attività sportive in ambienti naturali. È sempre più attento e sensibile all'equilibrio dell’ecosistema tra l’arenile e l’entroterra».
Il messaggio è chiaro. Il mare da solo non tira più e la costa teraman, che ha fondato la sua fortuna proprio su questo elemento, rischia di perdere quota se non si farà nulla per migliorare l’offerta in termini di infrastrutture e di accoglienza. «La costa teramana, senza la quale il turismo abruzzese sarebbe marginale, è principalmente una destinazione per famiglie e si rivolge al turismo di massa, quindi», aggiunge Grimi, «non c'è l'attrattiva significativamente determinante del mare della Sardegna o della Puglia e la competizione avviene in termini di strutture, qualità di servizi, bellezza e fruibilità dei luoghi e prezzi. Già alcuni comuni si stanno muovendo in proprio ma lo sforzo di un singolo comune di piccole dimensioni poco può di fronte alla grandezza del tema, mentre il nostro litorale è tecnicamente in grado di esprimere potenzialità superiori e trasformarsi in un vero centro di propulsione economica per l'intera regione».
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