Grossi: abbiamo bisogno di giovani giuristi

La “lectio magistralis” del presidente della Corte costituzionale strappa applausi all’università
TERAMO. «Mai come oggi abbiamo bisogno di giuristi giovani che cerchino di capire e ordinare le movenze del mondo attuale». Dall'aula magna dell'università il presidente della Corte costituzionale Paolo Grossi rivolge queste parole a studenti e neo laureati che ascoltano la sua lectio magistralis sui rapporti tra diritto ed economia in Italia, in Europa e nello "spazio globalizzato". E' questo il compito «difficile ma fertile» che il docente e accademico dei Lincei affida alla platea delle nuove generazioni di avvocati, notai, giudici e studiosi delle norme.
A loro guarda dal palco, dove pochi minuti prima è stato accolto dal rettore Luciano D'Amico, dal vicepresidente del consiglio superiore della magistratura Giovanni Legnini e dal vicepresidente della Regione Giovanni Lolli, senza nascondere le sue iniziali perplessità sulla scelta di una sala così grande da riempire.
«E' stata colmata, soprattutto da voi giovani», esclama, «e questo mi riempie di gioia». Grossi dedica la sua prolusione a D'Amico, che definisce «insigne cultore delle scienze economiche», e a Legnini di cui pochi istanti prima il rettore aveva ricordato la laurea in diritto dell'economia ottenuta proprio a Teramo. Sottolinea la piacevole impressione ricavata dall'incontro del giorno prima con i giovani avvocati teramani e affronta il tema della sua lectio partendo dal concetto di modernità giuridica affermatosi con la Rivoluzione francese, che cala il diritto dall'alto tenendolo «strettamente legato al potere politico». Questa tendenza s'inverte nel '900, "secolo lungo" a detta del presidente per la perduranza dei suoi effetti, con il riemergere della «storicità del diritto, intesa come relatività e capacità di aderire alle dinamiche del corpo sociale». La rinnovata «osservazione dal basso», che ordina la società interpretandola e non più costringendola dentro il rigido legalismo, genera la Costituzione repubblicana che, secondo Grossi, «ha il pregio di non essere una carta dei diritti, ma un breviario giuridico in cui si compongono valori e interessi diffusi della persona». E' il carattere liberatorio del testo costituzionale, secondo il presidente «ammirevole almeno nei principi fondamentali».
Nell'attualità Grossi vede una «dimensione economica condizionante» della globalizzazione giuridica che ha la sua matrice nel concepimento dell'Europa come mercato unico prima che come entità politica. «Viviamo un tempo di transizione, non so a quale punto del guado siamo», conclude, «la crisi implica il ritorno alla complessità del diritto: bisogna capire e ordinare, noi giuristi siamo chiamati a questo compito difficile ma fertile». Le ultime parole del presidente sfumano nell'applauso scrosciante dei giovani in platea e nell'abbraccio con i relatori sul palco.
Gennaro Della Monica
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