Gruppo di cittadini salva dal degrado un pezzo di parco

Lo curano da anni per puro spirito di volontariato e ora stanno per firmare una convenzione con il Comune
TERAMO. Si può definire una forma di sussidiarietà applicata all'ambiente, per la quale il privato si sostituisce al pubblico quando quest'ultimo stenta nella gestione di beni e servizi. Ed è il segno tangibile di un impegno civico spesso praticato più a parole che nei fatti. Qualunque sia il movente che ha dato impulso a questa iniziativa, sta di fatto che i cinque fondatori dell'associazione "Amici del parco" hanno dato vita a un'esperienza emblematica. Da anni si prendono cura di un angolo del lungofiume del Vezzola, poche centinaia di metri quadri a ridosso di ponte San Ferdinando, che è diventato un'isola felice nell'oceano tempestoso del verde incolto che la circonda e si estende per chilometri a monte e a valle. Oltre il cancello d'ingresso si apre un'area ben curata, con prato all'inglese, alberi dalle chiome ordinate, siepi compatte e giochi che quotidianamente attraggono bimbi accompagnati dai loro genitori.
Il contrasto con tutto quello che sta al di fuori del perimetro disegnato dalla recinzione in pietra è evidente. Basta gettare uno sguardo al di là del viottolo che costeggia il giardino gestito con puro spirito di volontariato dagli "Amici del parco". Nello spazio, che come il resto dei lungofiumi urbani è affidato alla Team, le erbacce crescono indisturbate, il boschetto vicino è quasi impraticabile, le cartacce punteggiano il manto verde e sul terreno giacciono da mesi sfalci che andrebbero portati via con un camion ma nessuno viene a caricare.
«Qui facciamo tutto da soli», spiega il presidente dell'associazione Luigi Cappelluti, che ha appena riposto la ramazza e la pala con cui ha ripulito dal fogliame secco la cavea del piccolo anfiteatro ad una delle estremità del parco, «curiamo il prato e gli alberi, potiamo e raccogliamo i rifiuti». E' capitato anche che gli "Amici del parco" siano dovuti intervenire per piccole manutenzioni al di fuori dell'area di loro competenza. «Dopo l'ultima pesante nevicata a marzo scorso il vialetto d'ingresso era pieno di rami caduti», sottolinea Cappelluti, «li abbiamo spostati noi perché altrimenti questa zona sarebbe rimasta inaccessibile». I rami delle potature vengono accatastati in una sorta di deposito che i volontari hanno arredato con un tavolo, un camino, un forno a legna e una piccola cucina a gas. Proprio l'uso di questa struttura ha scatenato polemiche nel vicinato. «C'è sempre qualcuno che deve criticare», minimizza Cappelluti, «che non fa nulla e vorrebbe impedire agli altri di fare qualcosa». Le contestazioni sono state superate mesi fa con la stesura di una convenzione che definisce i compiti dell'associazione. «A breve firmeremo l'atto», spiega Cappelluti, «e stabiliremo un orario di apertura con le regole da rispettare per chi viene qui».
Fino a un paio d'anni fa una parte dell'area era sormontata dal ponte in legno crollato sotto il peso di un mezzo della Team. Il danno ha paradossalmente migliorato la situazione. «Ora lo spazio è più libero», fa notare il presidente, «e i ragazzi ci vanno con i pattini, le bici e gli skateboard». Appena formalizzata la convenzione i volontari avvieranno altri interventi di manutenzione, come la sistemazione dei percorsi interni all'area attrezzata. Cappelluti tiene a precisare che la gestione dello spazio è senza scopo di lucro e alla domanda: "Ma chi ve lo fa fare?", risponde con una schietta testimonianza di civismo. «L'amministrazione ha le sue responsabilità, ma bisogna anche rimboccarsi le maniche: vogliamo salvare il parco fluviale dal degrado».
Gennaro Della Monica
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