Gst, il Pd chiede di bloccare la vendita

15 Aprile 2021

Ma per il presidente della Provincia «non ci sono le condizioni per ricapitalizzare la società»

TERAMO. Lo stop al bando di dismissione della Gran Sasso Teramano, la società pubblico-privata in liquidazione proprietaria degli impianti di Prati di Tivo e Prato Selva, la convocazione di un tavolo tecnico con gli attori coinvolti per evitare che gli impianti vengano svenduti o delocalizzati e l’intervento della Regione per salvare la situazione. Queste le richieste avanzate sul futuro del comprensorio montano dal Pd in una conferenza stampa che si è svolta ieri.
La Gts ha oltre un milione e 300mila euro di debiti e l'asta parte da 900mila euro, la cifra proposta del gestore Marco Finori. «Una decisione che metterebbe in forte dubbio il futuro di un comprensorio da preservare», ha detto il consigliere regionale Dino Pepe «e svenderebbe un patrimonio che è costato oltre 20 milioni di euro ai cittadini abruzzesi». «La Provincia che era orientata alla vendita delle quote, d’improvviso, ha dato l’assenso, senza programmazione, al bando della metà del valore degli impianti» ha aggiunto il consigliere provinciale Mauro Scarpantonio. La ricapitalizzazione, una delle soluzioni. «La Regione ha dato sostegno ad altre realtà e può darlo anche al nostro comprensorio facendo leva sul Recovery Plan» ha suggerito Piergiorgio Possenti, segretario provinciale Pd. Intanto si annuncia un consiglio comunale congiunto di Pietracamela e Fano Adriano o per trovare soluzioni alternative. Ma subito è arrivata la replica del presidente della Provincia Diego Di Bonaventura che ha confermato, dopo l’incontro con la Camera di Commercio, che non ci sono le condizioni per un’eventuale ricapitalizzazione. «Se si fosse potuto fare lo avrebbe fatto il Pd quando governava Regione e Provincia: non sono io che ho messo la società in liquidazione», ha tuonato, «una cosa è intervenire per il progetto di rilancio del comprensorio, altro è infilare nuovo denaro nel buco nero di una società pubblica. Si va avanti con il bando. Noi dismettiamo una società fallimentare di cui il pubblico è stato gestore poco accorto. Non dismettiamo, invece, il nostro ruolo di promotori dello sviluppo sul territorio».
Adele Di Feliciantonio
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