Guardie armate alla Selta bloccano lo sciopero al rovescio

Tortoreto, addetti alla vigilanza armati impediscono l’accesso simbolico dei lavoratori nella fabbrica I sindacati: «Inutile violenza di un’azienda latitante». A giorni incontro in Regione con Fioretti
TORTORETO. Guardie giurate armate di pistole per difendere il fantasma della Selta di Tortoreto dalla manifestazione pacifica degli 80 lavoratori che rischiano il posto. Questa è stata la risposta che la proprietà dell’azienda delle telecomunicazioni con sede a Piacenza ha inviato ai cassaintegrati di Tortoreto, che ieri mattina si erano radunati di fronte ai cancelli con l’obiettivo di dare vita allo “sciopero alla rovescia”, ossia il ritorno simbolico nello stabilimento in cui hanno lavorato fino a poche settimane fa.
Gli 80 lavoratori, invece, sono rimasti all’esterno dei cancelli, sotto la pioggia e con la rabbia per il trattamento ricevuto. «Quella della Selta è stata una risposta vergognosa e gravissima: i lavoratori sono stati trattati come delinquenti. Ma è stata l’azienda a produrre 47 milioni di euro di debito e mica i lavoratori, che anzi aspettano, oltre a notizie sul proprio futuro, anche le tredicesime del 2018 e i contributi non pagati, così come i fornitori», esordisce Marco Boccanera, segretario della Fim Cisl. Duro il commento anche di Mirco D’Ignazio, segretario della Fiom Cgil: «Si è trattato di un messaggio violento, di una vera e propria azione dimostrativa da parte di una proprietà che da tempo risulta latitante e che continua a lanciare segnali sul fatto che lo stabilimento di Tortoreto sia quello scelto come sacrificabile»
. Il prossimo passo sindacale previsto è quello della partecipazione ad un tavolo regionale, promesso in tempi brevissimi dal neo assessore al lavoro Piero Fioretti. E’ corsa contro il tempo, anche perché a giugno scadrà la cassa integrazione. Alla Regione i lavoratori chiedono soprattutto due cose: la prima è di favorire la convocazione di un tavolo presso il ministero dello Sviluppo economico; la seconda è di riaprire insieme allo stesso ministero il bando per l’area di crisi complessa della Val Vibrata che, con i suoi fondi rimasti non assegnati, potrebbe incentivare nuovi investitori a rilevare lo stabilimento Selta di Tortoreto e ad evitare la morte di una delle poche eccellenze rimaste nel Paese in un campo così strategico come quello delle telecomunicazioni. In ordine di tempo, però, prima dovrebbe arrivare, forse già entro il fine settimana, il pronunciamento del tribunale di Milano, chiamato a valutare l’ipotesi dell’amministrazione straordinaria dell’azienda. Se i giudici dovessero rigettare quest’ipotesi, infatti, potrebbe realizzarsi lo scenario peggiore, ossia il fallimento con la messa in liquidazione e la fine dei sogni di rilancio della Selta.
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