Guariscono dall’epatite C nove pazienti su dieci

15 Aprile 2016

Malattie infettive, il bilancio di 14 mesi di terapie condotte con nuovi farmaci Tarquini: «Risultati straordinari su 92 malati, sono in attesa altri 300»

TERAMO. La scienza non ammette miracoli, ma è un termine che si è tentati di usare quando si parla del 90% di guarigioni dall’epatite C. Sono queste le cifre, a poco più di un anno dall’avvio, nel reparto di malattie infettive dell’ospedale di Teramo, delle terapie a base del nuovo e costoso farmaco, il Sovaldi, che consente di dire addio al vecchio interferone. Sono 92 persone arruolate al Mazzini dal febbraio 2015.

«Facendo un bilancio», spiega Pierluigi Tarquini, responsabile dell’epatologia nel reparto di malattie infettive, «fra i pazienti trattati è guarito il 90% di quelli valutabili, cioè di quelli che sono stati controllati tre mesi dopo la fine del trattamento. La terapia risulta molto ben tollerata, anche se può avere qualche rischio importante nelle persone anziane o in quelle molto malate».

Anche per questo il medico spiega che non si può fare a tutti. «Siamo costretti a volte a dire di no a chi ha un’ epatite più lieve, è spiacevole ma così è stato stabilito dall'Aifa. Il fatto è che sono cure molto costose e le malattie epatiche permettono di attendere: se i pazienti sono attentamente seguiti non corrono rischi in quanto l'evoluzione è molto lenta».

Si è creata una sorta di lista, in cui iscriversi: ci sono 300 persone in attesa. «L'elemento che permette di accedere alla terapia è dato dal Fibroscan, un esame che fa capire l'entità del danno epatico», spiega Tarquini, «ed ora a questo proposito abbiamo una novità: è disponibile un nuovo ecografo dotato di elastosonografia e potrà avere la stessa funzione del Fibroscan ma mediante l'ecografia. Consente di studiare meglio la fibrosi epatica. Siamo già operativi, ci si possono fare anche ecografie con mezzo di contrasto molto avanzate». Perchè venga usato al meglio si dovranno però risolvere le gravi carenze di personale: i medici attualmente sono rimasti in tre. Ma in reparto sperano di sottoporre alla terapia che assicura una guarigione quasi certa dall’epatite C, altri 80 pazienti quest’anno.

«In Italia finora sono stati curati 40mila pazienti a fronte di altri 340mila da curare», aggiunge Tarquini, «Noi abbiamo una prevalenza del 2,5% sul totale della popolazione, un numero alto di infezioni. Quasi tutte sono frutto dell’epidemia negli anni ’60 e ’70 causata da iniezioni con le siringhe di vetro, ma la malattia è destinata ad essere eradicata nel tempo, se riuscissimo a curare tutti. Nell'immediato ci sono grossi costi, ma è un investimento per il futuro perchè i pazienti guariscono e non si devono sostenere ulteriori spese per le cure. I risultati sono straordinari e in futuro saranno ancora migliori: usciranno farmaci ancor più efficaci. Nel frattempo, peraltro, i prezzi sono scesi: grazie a contratti particolari si spende fino a un terzo in meno rispetto a un anno fa».

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