Guarito e dimesso, a 83 anni Donato ringrazia e si commuove

La testimonianza dall’ospedale di Atri: «Medici e infermieri sono stati come una grande famiglia» Un 75enne di Pineto che ha perso il fratello è tornato a casa. Il figlio: «Gli hanno ridato la vita»
ATRI. La consapevolezza che nulla sarà come prima è nei sorrisi che si mescolano alle lacrime. Perché scendono libere anche se oggi si torna a casa. E allora Donato Basilico di Atri, 83 anni e la battaglia vinta contro il Covid, ringrazia e si commuove quando dopo venti giorni d’ospedale stringe le mani di tutti e ringrazia medici e infermieri: «Sono stati come una famiglia».
All’ospedale di Atri storie di guariti e dimissioni raccontano giorni che nessuno dimenticherà. Come i 45 vissuti da Alfonso Santomieri, 75 anni compiuti il 13 aprile in ospedale, pensionato di Borgo Santa Maria, a Pineto. Il coronavirus si è portato via il fratello Alfredo, di quattro anni più grande, che abitava nello stesso stabile in cui lui è tornato accolto tra gli applausi dei familiari. «Sono stati giorni terribili», racconta il figlio Claudio, «papà è entrato in ospedale il 16 marzo dopo che ha avuto delle crisi respiratorie. Nei giorni precedenti aveva avuto la febbre, una febbre che però non passava nonostante le medicine. Noi lo abbiamo visto il 16 marzo e lo abbiamo rivisto nel giorno delle dimissioni. Le prime due settimane papà è stato molto male, ha avuto bisogno del casco. Quando è stato meglio siamo riusciti a sentirlo telefonicamente. I medici e gli infermieri sono stati bravissimi e di grande umanità. Delle persone che nessuno della mia famiglia dimenticherà. Hanno salvato mio padre, gli hanno ridato la vita e soprattutto gli hanno dato quel calore umano fondamentale per non farlo sentire isolato. Lo hanno fatto con mio padre, lo hanno fatto con tutti. Sono stati operativi e risoluti, sempre gentili e disponibili con noi familiari. Non ci sono parole per ringraziarli. Mia madre è stata contagiata, ma fortunatamente ora è definitivamente guarita con due tamponi risultati negativi». E ai medici e agli infermieri si rivolge anche Paola, la figlia di Donato Basilico. «Dire che sono stati eccellenti è dire poco», racconta, «sono riusciti a trasmettere a mio padre il calore di una famiglia. Una umanità unita alla grande professionalità dimostrata».
Ad Atri, negli ultimi giorni, ci sono stati 15 dimissioni. « Ogni giorno dimettiamo dai due ai quattro pazieni», racconta Enrico Marini, il coordinatore dell’ospedale Covid. Vite che lentamente tornano alla normalità con la consapevolezza che nulla sarà come prima. E che scrivono a medici e infermieri per ringraziare. Come il paziente tornato a casa dopo due settimane di ricovero e che in una lettera indirizzata a Marini dice: «La stampa vi chiama eroi e per tanti aspetti lo siete realmente per come vi sacrificate e per come vi dedicate, malpagati, a quella che è una vera missione. Ma vorrei meno eroi e più uomini e donne come quelli che ho visto operare ad Atri con più considerazione, più attrezzature, più apprezzati nella loro professionalità». E ancora: «Come non notare la pazienza dimostrata, in ogni turno del giorno e della notte, verso i malati. Ad ogni chiamata sono stati presenti con una calma che ha disorientato anche me, ho visto cambiare un letto ben sette volte a un paziente che nell’arco di cinque ore non voleva sentire ragioni di stare tranquillo pur assistito continuamente e sempre con professionalità e lucidità. Le sue più strette collaboratrici, presenze costanti e vigili, hanno sempre rassicurato e cercato di spiegare per quanto possibile le varie terapie. Peccato non poterne vedere il volto, ma ne abbiamo sentito la vicinanza, sapevamo di essere in buone mani». Nelle lettere raccontano dell’arrivo al pronto soccorso (l’organizzazione è gestita dal responsabile Giovanni Di Febo), del ritorno a casa con un equipaggio dedicato (il coordinatore infermieristico è Giuliano Scocchia), dei giorni infiniti nell’attesa di stare meglio. «Il buon umore e la serenità espressi dal personale infermieristico», scrive l’ex paziente, «spesso hanno alleviato momenti di sofferenza e il sorriso che traspariva dagli occhi di chi ci assisteva hanno ridato fiducia e speranza di guarigione che a volte poteva venir meno».
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