Guerra su Facebook con Schillaci, Olivieri ha due condanne

Il giornalista è stato giudicato colpevole di diffamazione e molestia. Il ristoratore: «Gravi danni da questa storia»
TERAMO. «Olivieri ha reso nota alla stampa la mia condanna per diffamazione nei suoi confronti, mentre io non avevo mai rese note le due condanne che ha subito lui perché sono diverso. Ma adesso è il caso che la gente sappia tutto, questa storia ha creato gravi danni alla mia attività e minato la tranquillità della mia famiglia». Il ristoratore Marcello Schillaci si presenta in redazione con in mano delle carte giudiziarie. Sono una sentenza e un decreto penale di condanna emessi dal tribunale di Teramo a carico di Marcello Olivieri, giornalista titolare di Radio Lady e presidente dell’associazione Teramo Vivi Città. Olivieri, giorni fa, ha reso noto con un comunicato stampa che Schillaci era stato condannato per diffamazione aggravata nei suoi confronti per aver postato su Facebook epiteti come «lottatore di sumo unto e sudaticcio» e «bipolare», a lui riferiti. Prima di questi post, però, tra i due c’era stato altro. Con Schillaci come parte offesa.
Partiamo dalla diffamazione. Nell’agosto 2011 Olivieri postava sulla propria pagina Facebook frasi come “Marcè tu ti devi vergognare che non rispetti la legge”, “Le affissioni abusive dell’associazione Porta Romana Bella, presidente Marcello Schillaci”, “Creditorii abbiate fiducia... il zozzone con i contributi che tra poco incasserà forse vi pagherà... ah ah ah ma non ci contate molto visti i buffi sparsi qua e là”, “Un soggetto che vive di contributi, non paga gli operai, non rispetta le leggi”. Risultato, querela di Schillaci e condanna di Olivieri a 800 euro di multa, al risarcimento del danno da liquidarsi in separata sede e alla refusione delle spese di lite da parte del giudice Massimo Biscardi (curiosamente, lo stesso che giorni fa ha condannato per diffamazione il ristoratore). La sentenza risale al gennaio scorso.
Quanto alle molestie, si sono concretizzate nel 2014 «effettuando numerose telefonate al comando dei vigili urbani per un cartello pubblicitario dello Schillaci, fotografando segretamente persone e cose davanti al locale dello Schillaci». Così si legge nel decreto penale di condanna firmato dal gip Giovanni Spinosa nell’agosto 2015.(d.v.)
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