Ha ucciso il padre, gli amici: «Una colletta per le spese legali»

3 Dicembre 2023

L’iniziativa presa dai compagni di scuola dello studente universitario che ha accoltellato il genitore: «Abbiamo chiesto il permesso per andarlo a trovare in carcere, per lui vita familiare molto difficile»

TERAMO. Per chi si misura con un finale senza ritorno, la differenza è fatta di poco. Ma difficile da dimenticare.
Francesco Di Rocco, 49enne studente universitario fuori corso, da dieci giorni è in carcere dopo aver ucciso con decine di coltellate il papà Mario, 83enne ex capostazione ferroviario, descritto dal figlio come «padre padrone». Gli amici di scuola, quelli degli anni del liceo classico, stanno raccogliendo soldi con una colletta per pagargli le spese legali e hanno chiesto il permesso per andare a trovarlo in carcere. «È sempre stato un bravo ragazzo», raccontano, «ha vissuto una vita con un padre oppressivo che lo prendeva a cinghiate se non prendeva tutti dieci. Ha commesso un omicidio e per questo pagherà così come decideranno i giudici, ma noi non lo lasciamo solo».
Le certezze dell’autopsia hanno disegnato la dinamica di un omicidio d’impeto: sono decine le coltellate che l’uomo ha inferto al padre, morto dissanguato qualche ora dopo l’arrivo in ospedale. Un delitto consumato in pochi attimi nella tarda serata del 20 novembre nella cucina del vecchio alloggio sopra la stazione ferroviaria, in viale Crispi, con il figlio che dopo aver impugnato un coltello da cucina con una lama da 25 centimetri ha colpito più volte il padre che ha provato a difendersi così come testimoniano i segni sulle braccia protese in avanti e ha tentato di allontanarsi cercando di trovare riparo in un altro angolo della stanza. Non è escluso che l’uomo, che ha chiamato i soccorsi dicendo da subito di aver accoltellato il padre, lo abbia colpito anche quando l’anziano era a terra e su questo particolare sono in corso specifici accertamenti per definire le varie traiettorie dei colpi. Francesco Di Rocco, nel corso dell’udienza di convalida, al giudice ha detto che non voleva uccidere il padre e che ha preso il coltello in un momento di rabbia dopo l’ennesimo litigio perché esasperato dall’atteggiamento opprimente dell’anziano genitore. «Non volevo uccidere», ha detto, «non avrei mai voluto fare del male a mio padre anche se per una vita mi ha oppresso. Ho preso il coltello perché volevo fargli capire che non potevo più andare avanti a sopportare. Lunedì sera mi ha rimproverato per gli adesivi sull’insalatiera, ho preso un coltello e l’ho colpito. Il coltello l’ho lavato perché avevo timore che mio padre potesse sgridarmi perché lasciato sporco. Lavavo sempre tutto quello che potevo sporcare in cucina perché lui voleva tutto in ordine». Di Rocco, arrestato dai carabinieri e reo confesso del delitto, resta detenuto nel carcere teramano di Castrogno con l’accusa di omicidio volontario aggravato. Il suo legale Federica Benguardato presenterà un’istanza al tribunale del Riesame dopo che il gip del tribunale teramano ha respinto la sua richiesta di mettere l’indagato ai domiciliari. L’avvocato sta valutando la richiesta di una consulenza psichiatrica e ha avviato tutta una serie di indagini difensive a cominciare proprio dalla raccolta di testimonianze.
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