Hai un’idea per fare impresa? L’università fa nascere la startup

Da ieri è in funzione “Unite plug”, l’incubatore che aiuterà i giovani ad aprire una propria azienda Per ora sono 30 le idee che cominciano il percorso, soprattutto nel food, digitale e nei servizi
TERAMO. Università, studenti, impresa: un triangolo virtuoso che ha portato alla nascita di “Unite plug”. Da ieri è in funzione il primo incubatore di impresa all’interno di un’università abruzzese.
Costola del Cisrem, lo spin off dell’università di Teramo, l’incubatore per ora lavorerà su 30 idee progettuali presentate nelle scorse settimane. Le domande per accedere all’incubatore, presentate sul sito del Cisrem, sono arrivate da Teramo, da tutto l’Abruzzo e alcune anche dal resto d’Italia.
Il presidente di Unite plug, Christian Corsi, insieme al direttore Lisanna Marcozzi, ha strutturato su quattro programmi l’attività dell’incubatore, a seconda del tipo di idea di business. In ogni caso Uniteplug offre una rete di professionisti che supportano chi sta facendo impresa, sia nell'avvio che nella ricerca di strumenti finanziari.
«In questi due anni con Lisanna Marcozzi abbiamo molto lavorato affinchè il fare impresa, l’avviare iniziative con il territorio, possa implementare all'interno dell’università un modello su come fare business. I ragazzi all’interno del Unite plug possono presentare la propria idea e iniziare un percorso, si spera virtuoso, per diventare imprenditore. Abbiamo notato che ci sono brillanti ricercatori che vogliono creare startup. Sono personalità di eccellenza nel proprio settore ma che non sanno fare imprenditori: Unite plug vuole proprio accompagnare queste esigenze».
Per entrare nell’incubatore basterà presentare la propria idea alle “call” cioè una sorta di bandi, che vengono aperti ciclicamente on line (sul sito del Cisrem). Ma adesso ci sarà un’occasione in più: il 24 maggio al “career day” del polo umanistico dell’università, in cui si svolge l’incontro studenti-aziende, per la prima volta si potrà portate non solo curriculum per le aziende, ma anche un’idea di business. Una commissione valuterà poi se inserirla all'interno di Unite plug.
«Intendiamo accompagnare le startup per un periodo massimo di sei mesi», spiega Marcozzi, «continuando ad affiancarle nel semestre successivo con attività di follow up e monitoraggio degli andamenti gestionali e finanziari». Le startup – a pieno ritmo ne saranno assistite fino a 50 – saranno ospitate all’interno dell’università e potranno usufruire di tutti i suoi servizi. Se c’è bisogno anche dei laboratori di Bioscienze e Veterinaria o dei laboratori televisivi di Scienze della comunicazione. «Non è come un incubatore classico, in cui basta entrare per ottenere finanziamenti, con una logica che ha portato parecchi danni», spiega ancora Corsi, «qui bisogna dimostrare quanto l’idea vale».
E di idee finora ne sono arrivate parecchie, ma l’incubatore ha ancora capienza. Per ora la maggior parte dei progetti sono nel campo del food, del digitale, dell’information technology, delle biotecnologie e dei servizi. «Alcune idee sono fortemente innovative», conclude Marcozzi, «prevedono servizi importanti per la città. Sono idee che avranno una ripercussione positiva e immediata sul territorio».
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