Hatria, scioperano tutti. E giovedì si replica

Ieri adesione totale alle prime otto ore. I sindacati: «Protesta perché c’è incertezza sulle prospettive»
TERAMO. La Rsu dell’Hatria e le segreterie di Filctem Cgil e Femca Cisl di Teramo in una nota spiegano le motivazioni dello sciopero proclamato lo scorso 10 giugno nell’azienda di Sant’Atto che produce sanitari, e che è cominciato ieri con un’adesione pressoché totale alle prime otto ore di astensione dal lavoro. Altre otto ore sono state programmate per giovedì.
Secondo i sindacati la protesta nasce dal «perdurare di una situazione di incertezza sulle prospettive aziendali. Va ricordato che il fondo CoBe Capital ha acquistato l’Hatria dal gruppo Marazzi con una cifra simbolica e che, allo stato attuale, non è stato elaborato un piano industriale in grado di garantire il rilancio delle attività. La posizione dell’azienda rimane quella che gli eventuali investimenti devono scaturire unicamente dalla liquidità generata dalle attività in corso e non da una ricapitalizzazione funzionale ad un piano industriale».
La Rsu e le segreterie Filctem Cgil e Femca Cisl, «nel prendere atto positivamente di una trattativa in corso con un potenziale cliente (l’azienda tedesca di rubinetti Grohe, ndr), non comprendono con quali modalità l’azienda intenda attrezzarsi per fare fronte all’ipotesi di incremento produttivo. È per noi inaccettabile che un eventuale incremento dei volumi si ripercuota unicamente sui ritmi produttivi e sulle condizioni di lavoro. Va ricordato che i lavoratori hanno accettato il sacrificio del Contratto integrativo nel biennio 2014-2015 con l’impegno dell’azienda di investire per il rilancio dell’azienda, tutt’ora disatteso».
Altra motivazione: «Inoltre nel corso degli incontri dell’8 e 10 giugno l’azienda ha annunciato una fermata dell’attività da ottobre a dicembre 2016, mentre non ci sarà nessuna fermata collettiva ad agosto, per generare economie sul versante costi di produzione in relazione agli andamenti commerciali. Pertanto», conclude la nota, «i lavoratori riuniti in assemblea, tenuto conto che: l’azienda non ha avuto nessuno considerazione per il disagio e per gli ulteriori sacrifici salariali; permane uno stato di incertezza sulle prospettive aziendali, in assenza un piano per investimenti per l’efficientamento della produzione; hanno proclamato a stragrande maggioranza, con soli due voti contrari, lo stato di agitazione con un pacchetto di venti ore di sciopero, e si riservano di adottare ulteriori iniziative sulla base degli sviluppi della vertenza».

