I balneatori: «Così siamo tutti abusivi»

Preoccupazione e rabbia per la sentenza della Corte europea: «Rischiamo di perdere tutti i nostri investimenti»
GIULIANOVA. Il giorno dopo la sentenza della Corte di giustizia europea il mare ingrossato sta mangiando le prime tre file di ombrelloni della spiaggia di Giulianova, che naturalmente è deserta. «Non abbiamo avuto il tempo di parlare tra noi balneari di questa sentenza», dice Gianni Fagnani, proprietario del lido Altamarea, «siamo qui in trincea per salvare le attrezzature dalla furia dell’acqua. Però voglio dire che siamo amareggiati perché dopo anni di investimenti e sacrifici, all’improvviso ci ritroviamo senza niente».
La Corte europea ha giudicato illegittima la proroga delle concessioni demaniali decisa dal Governo Monti, che portava la scadenza di queste al 2020. «Ci aspettavamo questa sentenza», dice Giovanni Tafà, proprietario del lido Dino’s, «adesso siamo tutti abusivi e il governo dovrà farsi carico del problema che in Italia riguarda più di 30mila imprese». A Giulianova le aziende balneari sono circa 50 e tutti hanno avvertito la doccia fredda arrivata dal Lussemburgo in piena stagione estiva, una stagione pessima sotto il profilo meteorologico con un giugno piovoso e un luglio torrido che proprio per le alte temperature ha scoraggiato molti turisti a frequentare le spiagge, fino alla perturbazione che da ore sta letteralmente allagando il litorale. «In fondo la sentenza europea è un pungolo per l’Italia», osserva Tafà, «ora il governo deve metterci riparo e prolungare le concessioni fino al 2017. Poi quasi sicuramente andremo ai bandi di evidenza pubblica».
Nessuno però sa con precisione quello che accadrà dopo la sentenza. «Io ho fatto la domanda di proroga fino al 2020 ed ho pagato regolarmente la quota di concessione», dice Fagnani, «e adesso la Corte europea mi dice che è tutto inutile. Cosa ne sarà degli investimenti ingenti che ho fatto in tutti questi anni? E cosa ne sarà delle strutture realizzate, le dovrò smontare e portarmele a casa?».
Commenti analoghi anche nella vicina Tortoreto. «In questo momento siamo senza concessioni, ma le cose non possono restare così, altrimenti a settembre non pagheremo il canone». Non è solo una provocazione, quella che lancia Carlo Iampieri, titolare dello stabilimento Odeon di Tortoreto, a cui nella località tutti si appellano per la sua conoscenza sulla spinosa materia della scadenza delle concessioni, accumulata negli anni tra le file della Fiba-Confesercenti. Spiega infatti il balneatore: «Ai colleghi ho detto di avere fiducia in una soluzione, almeno temporanea, perché sarebbero troppo gravi anche per lo Stato le conseguenze immediate del vuoto normativo che si è venuto a creare con la sentenza europea. Ma è chiaro che siamo preoccupati e non poco. Ad aumentare l'apprensione, il fatto che in tanti tra noi nemmeno si aspettavano che un problema del genere si venisse a creare davvero, nonostante se ne parli da anni. «La sentenza ha ricordato a tutti che è necessario mettere mano al riordino di tutto il demanio e che finora abbiamo solo perso tempo. E' in questa fase che si apre che dobbiamo impegnarci per il futuro: per questo non dobbiamo abbatterci ma lottare. Se l'asta per le concessioni ci dovrà stare, infatti, dobbiamo ottenere prima un periodo transitorio, utile anche per rientrate con le spese affrontate, e che sia riconosciuto il nostro impegno profuso negli anni».
Roberto Pelliccioli, titolare del lido “Itaca” situato a pochi passi dalla Torre di Cerrano afferma: «Le nostre concessioni fanno gola ai grossi gruppi, quello a cui abbiamo assistito sino ad ora è stato tutto un intreccio mal gestito dalla politica italiana, la situazione la vedo grave, se lo Stato non interverrà a tutelarci i colossi finanziari ci prenderanno le nostre spiagge italiane, in Versilia è stato quasi già tutto acquistato. Abbiamo fatto tanti sacrifici per tirare su le attività e a breve potremo ritrovarci con un pugno di mosche in mano, lo Stato non ci ha tutelato , i balneatori spero formino un vero e proprio partito, per farsi rispettare occorre scendere in piazza ed urlare le nostre ragioni». (m.l., l.t., d.f.)
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