I balneatori: meno consumi e vacanze lunghe in crisi

Primo bilancio delle presenze, flessioni soprattutto a nord e sud del lungomare Gli operatori: «La gente ha ridotto molte spese, pienoni solo nei fine settimana»
GIULIANOVA. Consumi in calo e crisi delle vacanze lunghe con minori presenze di turisti stranieri: è il quadro che emerge dalle parole di alcuni balneatori giuliesi, che tracciano un bilancio della stagione estiva. Coloro che si sono concessi un periodo di villeggiatura sulla nostra costa, hanno cercato di risparmiare il più possibile riducendo pranzi e cene fuori e consumazioni nei bar. Anche le presenze, rispetto allo scorso anno, sembrano essere visibilmente ridotte, sebbene occorrerà attendere ancora qualche tempo per poter stilare un bilancio puntuale con numeri e dati precisi. Per quanto attiene la situazione giuliese, la zona centrale del litorale sembra essersi difesa meglio rispetto alla parte nord e quella più a sud della città, dove le flessioni in termini di presenze e consumi appaiono più marcate.
A fare il punto della situazione e tracciare un primo bilancio dell’estate 2023 è Domenico Flagnani (per gli amici Ninnì), concessionario dello stabilimento balneare “Aquamarina” sul lungomare monumentale. «A grandi linee abbiamo confermato i risultati ottenuti lo scorso anno, sotto il profilo economico», - riferisce Flagnani, «a maggio e giugno il tempo non è stato favorevole, ma abbiamo recuperato nel mese di agosto: dal nostro punto di vista, non abbiamo subito una perdita in termini di presenze, ma abbiamo accusato il problema delle ridotte disponibilità economiche in tasca alle persone: se l’anno scorso un cliente veniva a pranzo dieci volte a stagione, quest’anno ne è venuto cinque. Per ottenere comunque, bene o male, lo stesso risultato economico, significa che ci sono stati dei clienti extra a pranzo o a cena; credo che anche l’aumento dei mutui abbia sostanziosamente condizionato il potere di acquisto della clientela». Le cose sono andate leggermente peggio per gli stabilimenti della zona nord: queste le parole di Piero Leodori dello stabilimento “La conchiglia”: «A causa della pioggia, abbiamo perso due mesi, maggio e giugno, i consumi sono stati molto inferiori rispetto allo scorso anno, dove probabilmente, abbiamo “beneficiato” dei risparmi del post Covid: ovvero la gente è uscita di meno durante la pandemia e ha messo da parte più denaro da poter spendere in vacanza. Abbiamo aumentato leggermente i prezzi della spiaggia, perché eravamo sottocosto prima ma per noi sono lievitati i costi delle materie prime e per questo gli incassi sono minori». Sulla stessa lunghezza d’onda è Federico Ciccone, titolare dello chalet Negril sul lungomare sud: «C’è stata una minore affluenza rispetto allo scorso anno, le presenze si sono concentrate tutte durante il sabato e la domenica. I nostri prezzi sono rimasti in linea con le annate precedenti, ma i consumi sono calati; abbiamo avuto meno turisti e anche i clientiabituali sono un po’ diminuiti. Tali flessioni sono sicuramente da attribuire al carovita e agli stipendi troppo bassi».
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