I balneatori pronti a una valanga di ricorsi

24 Luglio 2016

Per l’avvocato Antenucci «la direttiva Bolkestein non va applicata alle concessioni balneari»

TERAMO. L’avvocato teramano Fabrizio Antenucci, che rappresenta gli interessi di diversi balneatori abruzzesi, ha inviato al Centro un intervento nel quale sostiene che la direttiva europea Bolkestein non riguarderebbe le concessioni balneari e chiede al Governo italiano di stoppare la messa all’asta di tutte le concessioni. Altrimenti, preannuncia, 33mila imprese in tutta Italia sono pronte a ricorrere ai tribunali. Solo nel Teramano le cause sarebbero centinaia. Ovviamente è scontato che non tutti i giudici deciderebbero allo stesso modo, per cui si finirebbe all’interpretazione della Cassazione e la certezza del diritto andrebbe a farsi benedire.

Questo il testo della nota di Antenucci: «Quanto clamore è stato suscitato sulla recente vicenda relativa alla sentenza della Corte di Strasburgo in materia di stabilimenti balneari... non si è persa altresì occasione di fornirne una lettura completamente distorta

Facciamo un passo indietro, la vicenda ha inizio nel 2006, con la direttiva europea servizi, cosiddetta Bolkestein, e la conseguente procedura di infrazione che la Commissione Europea ha mosso nei confronti dell'Italia. Il Governo italiano (NON votato dai cittadini) ha immediatamente eliminato il diritto di insistenza del concessionario uscente, di cui all'articolo 37 del codice della navigazione, senza soffermarsi per nulla sulla circostanza per la quale la direttiva Servizi (cd Bolkestein) nulla disponeva in ordine alla sua applicabilità alle concessioni balneari.

Ció per due motivi:

1. La direttiva era ed è rivolta alle concessioni cd di servizi; 2. Le risorse da dare in concessione devono essere limitate.

Ebbene, gli stabilimenti balneari non sono - come pure già riconosciuto dalla Corte Europea in altra sentenza - concessioni di servizi pubblici (tipo autostrade, ferrovie, aeroporti, ecc) bensì attività imprenditoriali private, turistico ricettive che hanno ad oggetto la concessione di un diritto di superficie su un bene determinato dello Stato.

La direttiva in questione, poi, può espandere la sua applicabilità ai soli casi in cui, rispettato il punto 1, le risorse da concedere siano anche limitate. Ció in ossequio al principio di libero stabilimento (a chiunque deve essere assicurata la possibilità di accedervi, almeno in teoria).

Non a caso la Corte europea con la recente sentenza ha chiarito che spetta al giudice nazionale decidere se la direttiva sia applicabile o meno alle concessioni balneari esistenti in Italia; inoltre ha sottolineato ancora, sempre ai fini della sua applicabilità, la necessità appunto che le risorse da concedere siano limitate. Orbene, anche per questo, essa si manifesta evidentemente inapplicabile ad un settore che, in un paese come il nostro, conta ben 33.000 imprese balneari, primato nel mondo, che circolano liberamente da operatore ad altro tramite la cessione d'azienda, nonché il 60% circa dell'intero litorale adibito a spiagge libere..!!

Il Governo italiano, dal canto suo, si mostra incredibilmente orbo e di tutt'altro avviso: invece di tutelare gli operatori nazionali, preziosa forza motrice del comparto, tende a spianare la strada all'ingresso delle multinazionali le quali, con il sistema delle aste, non avrebbero alcun concorrente. Si procederà a suon di milioni di euro (che peraltro non resteranno in Italia) ed avremo perso anche questo prezioso comparto.

Auspico dunque, anche a nome dei balneatori che rappresento, una presa di coscienza da parte di questo Governo che impedisca il compimento di tale scempio il quale, peraltro, se protratto, costringerà oltre 33.000 imprese a dover ricorrere ai tribunali al fine di vedersi riconosciuta l'inapplicabilità della direttiva alle loro aziende. Con tutti gli inevitabili ed onerosi costi da ripartire sui cittadini italiani».

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