I banditi traditi dagli sms «Veniamo per la pizza»

8 Maggio 2018

Nelle telefonate di preparazione gli inutili escamotage per non farsi scoprire Coinvolte anche mogli e compagne, erano pronte a sostituirli sul campo

TERAMO. L’esplosivo era «la pala della pizza» e i colpi «la pizza da mangiare insieme quando veniamo su». E’ nelle centinaia di intercettazioni telefoniche e sms che le indagini ricostruiscono i passaggi delle trasferte teramane della banda dei bancomat. L’epilogo di un lavoro da professionisti preparato con grande scrupolo tra appostamenti, sopralluoghi, prove generali con tanto di cronometro bene in vista per capire i tempi d’azione. Che dovevano essere velocissimi. Così veloci che è proprio da una leggerezza nata dai tempi dettati dalla fuga che parte una prima indagine. Succede quando sul posto, insieme ai resti del bancomat esploso, i carabinieri trovano anche una lettera indirizzata ad uno dei dieci sotto accusa.
Un nome che fa da apripista ad una indagine che, nel suo divenire, rivela anche un nuovo ruolo di mogli, fidanzate, compagne. Non solo custodi di segreti e bottini, ma anche pronte a intervenire direttamente per fare delle sostituzioni sul campo. Come era previsto a dicembre a Vasto, quando grazie alle intercettazioni i carabinieri riescono a bloccare la macchina con tre persone, l’esplosivo e i dieci chili di chiodi da buttare per strada. Tra i tre c’è anche una donna che all’ultimo minuto aveva preso il posto del compagno bloccato a Foggia. Dopo le dieci ordinanze di custodia cautelare le indagini proseguono anche e soprattutto per individuare possibile altri colpi messi a segno dalla banda che, sostengono i carabinieri, era pronta a colpire in tutto il centro sud con puntatine anche al nord e con una banda organizzata proprio nell’arruolare di volta in volta varie persone. Tutte già preparate, pronte ad operare sul campo. Come si evince chiaramente dai filmati catturati dalle telecamere di sorveglianza dei vari istituti di vigilanza fondamentali non per individuare i volti degli autori (tutti coperti da passamontagna) ma per capire la velocità con cui agivano. Tutto in pochi attimi con il gruppo pronto a piazzare la carica, ad usare “l’ariete” di ferro per forzare il bancomat già divelto dall’esplosione, a raccogliere le banconote sparse per terra. Nelle prossime ore gli interrogatori di garanzia di Pietro e Michele Intenza, padre e figlio considerati basisti. I due sono assistiti dall’avvocato Libera D’Amelio.(d.p.)
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