I Calabretta scrivono al ministro Lorenzin «Deve intervenire»

21 Luglio 2017

Accuse alla Asl: «Lascia in servizio il medico imputato e cerca di giustificarlo, è una beffa per la nostra famiglia»

PINETO. La famiglia di Marco Calabretta, il bimbo di nove anni morto sul campo di calcio a Pineto per un problema cardiaco nel settembre 2015, scrive una lettera-appello al ministro della Salute Beatrice Lorenzin chiedendole un intervento sulla Asl di Teramo perché si sente «sbeffeggiata» dall’atteggiamento tenuto dall’azienda sanitaria nella vicenda.
Nella nota firmata da Giulio Calabretta, il legale della famiglia nonché zio del piccolo Marco, si fa riferimento a quelle che l’avvocato chiama «omissioni» e «dichiarazioni contraddittorie» da parte dell’unico imputato nel processo per la morte del bimbo, il medico del 118 Darush Bahri, e dei quattro operatori (due infermieri e due autisti) intervenuti quel giorno con le ambulanze allo stadio Pavone di Pineto. Per queste dichiarazioni consegnate al giudice in sede di udienza preliminare, nelle quali si attesta – in contrasto con quanto emerso nell’inchiesta – che il defibrillatore venne usato, i Calabretta hanno già presentato un esposto alla Procura ipotizzando le accuse di omicidio colposo e false dichiarazioni in atti destinati all’autorità giudiziaria.
Ora la famiglia del piccolo segnala al ministro Lorenzin che la Asl non ha fatto nulla contro il medico, chiedendosi: «È soggetto idoneo a stare a bordo di un’ambulanza?», e aggiunge che l’unica posizione presa dall’azienda è: «Ha scaricato tutto alla Am Trst Europe e insieme cosa hanno fatto? Chiedono che venga condannato il medico a risarcire la famiglia perché in convenzione... (tutti sanno che è la Asl a dover pagare). Ma la cosa più curiosa: l’Asl cerca anche di giustificare l’operato del medico. Tutto ciò è vergognoso. Non c’è rispetto, non c’è lealtà. I genitori di Marco non ci stanno a questa mattanza, a questo scaricabarile».
Di qui l’appello a Beatrice Lorenzin: «Lei, con iniziativa più consona, deve intervenire; deve intervenire perché c’è un problema di funzionamento dell’Asl di Teramo i cui dirigenti percepiscono lauti compensi e i famigliari eredi di defunti per responsabilità medica vengono sbeffeggiati. Adesso è giunto il momento di dire basta. La morte di Marco deve servire per sensibilizzare. Il 25 settembre 2015 al posto di Marco al campo sportivo “Mimmo Pavone” ci poteva essere il figlio di ognuno di noi».(d.v.)
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