«I capibastone ci hanno negato la funivia»

Il numero uno dell’università non dimentica lo sgarbo subìto dal Comune: «Fa ancora molto male»
TERAMO. C'è anche qualche «piccola ferita» nel bilancio di fine anno dell'università. La più vistosa è la mancata realizzazione della cabinovia tra piazzale San Francesco e il campus. «Fa ancora molto male», ammette il rettore Luciano D'Amico, «non sarebbe costata nulla alla città e avrebbe permesso agli studenti e ai 4.700 residenti a Colleparco di arrivare rapidamente in centro». Il progetto, finanziato con dieci milioni di euro, rientrava nel Masterplan ma proprio l'anno scorso di questi tempi fu bocciato dal consiglio comunale che di fatto lo affossò con un voto trasversale di maggioranza e opposizione. «Nonostante la benevolenza del sindaco emerito Maurizio Brucchi che tentò una mediazione», ricorda D'Amico, «alcuni capibastone contrastarono l'intervento». Il rettore non fa nomi ma sottolinea il «termine dispregiativo» nei confronti di chi si schierò contro il progetto perché «non si può utilizzare che un'espressione di spregio nei loro confronti». L'operazione in consiglio fu contestata, oltre che dall'opposizione, dal gruppo di "Futuro in" che fa riferimento a Paolo Gatti. «Non hanno capito che il Masterplan non era un sistema di distribuzione a pioggia dei finanziamenti», evidenzia D'Amico, «ma un concorso d'idee con maglie di controllo molto strette da parte della Regione e del governo». Tra le motivazioni della bocciatura del progetto fu richiamata anche la violazione delle prerogative del consiglio nella scelta dei progetti strategici per la città. «La sovranità popolare allora si è espressa», insiste il rettore, «e l'alternativa alla cabinovia è stata una rotonda a San Nicolò». La classe politica, insomma, ha lasciato a desiderare, ma «la città ha dato risposte straordinarie». D'Amico rimarca il rapporto con il territorio creato anche tramite le iniziative esterne ospitate nel campus di Coste Sant'Agostino. «Ne abbiamo contate più di 50», fa sapere, «poi abbiamo smesso perché l'elenco sarebbe stato lunghissimo». (g.d.m.)

