I Ciaccia tornano padroni del Teramo

3 Dicembre 2021

Il giudice non convalida il maxi sequestro di beni e conti per 100 milioni tra cui il 60% delle quote della società calcistica

TERAMO. Un altro provvedimento giudiziario, il terzo in una settimana, a scandire l’inchiesta sui fratelli Mario e Davide Ciaccia, i nuovi patron del Teramo Calcio, arrestati e scarcerati nel giro di 48 ore. Ieri mattina il gip del tribunale di Roma non ha convalidato il maxi sequestro di beni disposto dal pm. Beni che tornano nella disponibilità degli imprenditori romani, a cominciare dalle quote del Teramo Calcio, ovvero quel 60% bloccato insieme a immobili, auto di lusso e conti per un valore nominale di circa 100 milioni di euro nell’ambito dell’inchiesta della Procura romana per truffa, autoriciclaggio e indebita compensazione dei crediti fiscali riconosciuti con il Superbonus del 110. Il nuovo provvedimento segue di qualche giorno la non convalida del fermo dei due imprenditori rimessi in libertà dopo due giorni trascorsi in carcere: Mario a Roma e Davide, fermato in un albergo di Teramo, in quello di Ascoli.
IL dissequestro
di beni per 100 milioni
Il maxi sequestro di beni era scattato una settimana fa insieme ai due fermi. La Procura romana (inchiesta del procuratore aggiunto Rodolfo Sabelli e del sostituto Francesco Marinaro) aveva disposto un decreto di sequestro preventivo (eseguito dal nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Roma) di beni mobili e immobili per un valore nominale di circa 100 milioni di euro: immobili dislocati a Roma, Fiumicino e Alatri, tre edifici sedi di allberghi a Fiuggi, due complessi di pregio a Roma tra cui quello che una volta ospitava il teatro dellle Atri, una Porsche, una Jaguar, diverse Bmw, Mercedes e Audi. Tra i beni sequestrati anche il 60% delle quote del Teramo calcio. Il gip, che aveva dieci giorni di tempo per pronunciarsi sulla convalida del provvedimento disposto dal pm, si è espresso ieri con due giorni di anticipo sulla tabella di marcia indicata dal codice. Per conoscere i perché del provvedimento bisogna aspettare il deposito delle motivazioni, ma è ipotizzabile che i motivi della non convalida delle misure personali possano aver determinato questo orientamento. A cominciare proprio da quel non ravvisato pericolo di fuga messo in capo da due gip, quello di Roma e quello di Teramo, nelle ordinanze di non convalida del fermo e di rigetto della richiesta di misura cautelare personale. Entrambi i gip non hanno ravvisato il pericolo di fuga e, accogliendo le eccezioni sollevate dalla difesa dei due imprenditori, gli avvocati Gianluca Tognozzi e Giorgio Martellino, hanno evidenziato la carenza di provvedimenti di autorizzazione in ordine al ricorso allo strumento delle intercettazioni telefoniche in questa fase.
LA maxi inchiesta
con 21 indagati
Con il passare dei giorni si delineano i contorni della maxi inchiesta della Procura romana che conta 21 indagati tra cui anche la mamma dei due imprenditori, un notaio, commercialisti, architetti, ingegneri e altri. Tra gli indagati ci sono anche Massimo Chierchia, attuale amministratore delegato del Teramo calcio, e Luigi Coni, direttore generale del Teramo. Le accuse contestate dalla Procura di Roma vanno dall’associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai danni dello Stato all’autoriciclaggio fino all’indebita compensazione. Ipotesi di reato, quest’ultima, che per la Procura è il fulcro dell’accusa: secondo le contestazioni del procuratore aggiunto Rodolfo Sabelli e del sostituto Marinaro i due imprenditori romani avrebbero usato indebitamente i crediti fiscali riconosciuti sino al 110% per lavori di efficientamento energetico e antisismico di immobili privati o gestiti da onlus mai in realtà mai eseguiti. I ristori del Superbonus, dunque, avuti senza requisiti con i soldi usati per comprare alberghi, immobili e il 60% delle quote della Teramo calcio ora sotto sequestro. Prima di essere fermati due stavano per concludere una maxi vendita di immobili a Roma, uno storico complesso in via Sicilia dove una volta c’era la sede del Teatro delle arti.
La procura potrebbe
fare ricorso
Non è escluso che la Procura romana possa presentare ricorso contro la non convalida dei provvedimenti di fermo e il rigetto della misura cautelare. Per quanto riguarda la non convalida del fermo il ricorso va in Cassazione mentre per quanto riguarda il rigetto della richiesta di misura cautelare va al tribunale del Riesame. Nei prossimi giorni si potrà meglio capire se la strada del ricorso sarà quella perseguita dalla Procura romana.
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