I cittadini diventano sentinelle con il controllo del vicinato

23 Luglio 2020

Tortoreto, il prefetto e il sindaco firmano un protocollo di collaborazione con le forze dell’ordine Gli abitanti potranno riferire fatti sospetti nella propria zona ma non devono intervenire, né fare ronde

TORTORETO. Prefettura e Comune di Tortoreto pronti a trasformare i cittadini in sentinelle del territorio, che potranno segnalare alle forze dell’ordine passanti, auto e situazioni sospette. Ieri, infatti, il prefetto Angelo de Prisco e il sindaco Domenico Piccioni hanno firmato il protocollo d’intesa per il progetto del “controllo del vicinato”. Nonostante di iniziative del genere se ne parli da tempo in zona, il protocollo sarebbe una novità assoluta per la provincia di Teramo.
Spiega in una nota la prefettura: «I cittadini di Tortoreto potranno collaborare con le forze dell’ordine e la polizia locale nel monitoraggio attivo del proprio territorio. La partecipazione dei cittadini al progetto, attraverso l’adesione a specifici "gruppi di controllo di vicinato", è su base volontaria. Dovranno svolgere una attività di “mera osservazione” riguardo fatti e circostanze che accadano nella propria zona di residenza (ad esempio, passaggi ritenuti sospetti di auto o di persone, allarmi, rumori)». Poi ancora: «Lo scopo è realizzare, nell’ambito della sicurezza integrata, un modello di partecipazione attiva dei cittadini a supporto alle attività istituzionali. L’attuazione della rilevante iniziativa, che non presuppone alcun servizio di pattugliamento delle strade cittadine, ma solo elevazione della soglia di attenzione nei pressi delle proprie abitazioni, con segnalazione dei casi anomali rilevati, è subordinata a tutta una serie di attività informativa e formativa svolta presso il Comune in collaborazione con le forze di polizia».
I rischi di una iniziativa del genere, però, sono diversi. Per alcuni di questi, la prefettura mette subito le mani avanti, smentendo immediatamente l’ipotesi di “ronde”: «E’ severamente vietata qualsiasi iniziativa personale, ovvero qualunque forma, individuale o collettiva, di pattugliamento del territorio nonché l’utilizzo di uniformi, emblemi, simboli e altri segni distintivi o denominazioni riconducibili, anche indirettamente, ai corpi di polizia, anche locali, alle forze armate, agli organi della Protezione Civile o ad altri corpi dello Stato, ovvero che contengano riferimenti a partiti o movimenti politici o sindacali, nonché sponsorizzazioni private». Di altri rischi, come quelli legati alla privacy delle persone già troppo spesso intaccata da segnalazioni spesso diffamatorie tramite i social, invece, la nota non fa menzione, così come non ne fa per le modalità di funzionamento del progetto, limitandosi a dire che il protocollo d’intesa firmato con il Comune è ben più corposo e prevede altri dettagli oltre quelli per ora resi pubblici.
Quello che si sa, però, è che già nel 2016 l’allora amministrazione Richi si affidò all’associazione omonima “Controllo del vicinato” per creare una rete di segnalazioni attraverso mezzi di comunicazione immediati come whatsapp. Non se ne fece mai nulla, anche a causa della caduta dell’esecutivo, ma il progetto è tornato più volte nel dibattito politico negli anni successivi, dilagando anche fuori dai confini comunali.
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