I Comuni: sì agli spostamenti a Natale

13 Dicembre 2020

Il presidente dell’Unione: «Una deroga per muoversi tra territori vicini darebbe ossigeno al settore della ristorazione»

VAL VIBRATA. Il presidente dell’Unione di Comuni Val Vibrata, Domenico Piccioni, non ha dubbi. «Se abbiamo sufficientemente preso coscienza delle misure da tenere, se rispettiamo le prescrizioni imposte dagli esperti e dal Governo, perché non riaprire gli spostamenti tra i comuni per i soli familiari, senza assembramenti, o per andare al ristorante a Natale, Santo Stefano e il primo dell’anno, dando ossigeno anche al settore della ristorazione in forte sofferenza? Su questa eventuale deroga siamo d’accordo».
Piccioni fa appello al senso di responsabilità della collettività e caldeggia l’ipotesi che aleggia da giorni, circa la possibilità di spostamenti tra comuni. La vallata ne conta dodici, piccole realtà al di là delle estensioni territoriali, ma ognuna con qualcosa che manca all’altra. A Nereto, ad esempio, mancano ristoranti di certe dimensioni: vi operano attività di ottima gastronomia ma di modeste dimensioni, insufficienti alla potenziale domanda per il pranzo delle feste. Se le attività aprissero (ipotesi attualmente esclusa) e l’accesso fosse limitato solo ai neretesi, visto il blocco degli spostamenti, in tanti sarebbero costretti a rinunciare. Al contrario, Torano Nuovo e Controguerra hanno ristoranti ma sono carenti di esercizi commerciali tant’è che molti cittadini raggiungono per le compere Nereto, che di attività commerciali ne ha.
«Se il Governo in accordo con il Parlamento decidesse di derogare al Dpcm aprendo a una mobilità circoscritta, magari per raggiungere i familiari o il ristorante più vicino, consentiremmo di dare respiro alle famiglie in queste giornate di festa ed anche al settore della ristorazione in crisi», continua Piccioni, che ovviamente sostiene la linea del rigore per quanto concerne le misure anti-contagio e continua a sottolineare la necessità di rispettare ogni singola prescrizione. «Non mi sembra siano stati registrati dalle nostre parti prima del secondo lockdown, focolai partiti dai ristoranti. Se questo venisse confermato», conclude, «visto che tanti operatori hanno mantenuto alta l’attenzione e hanno investito nella sanificazione, limitando i posti, potrebbe essere l’occasione per una ripartenza che darebbe ossigeno ai cittadini e agli addetti del settore».
L’Unione di Comuni attende, dunque, ciò che Governo e Parlamento decideranno di fare.
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