I creditori chiamati a votare per far ripartire la Veco

MARTINSICURO. Giorni nodali per la Veco, la fonderia di Martinsicuro. Il 10 aprile si è tenuta l’adunanza dei creditori, che hanno 20 giorni per dare o meno il placet al concordato preventivo in...
MARTINSICURO. Giorni nodali per la Veco, la fonderia di Martinsicuro. Il 10 aprile si è tenuta l’adunanza dei creditori, che hanno 20 giorni per dare o meno il placet al concordato preventivo in continuità, la cui istanza è stata depositata in tribunale il 30 settembre 2016.
È basilare l’ottenimento dell’assenso dei creditori per avere l’omologa del tribunale. «E’ importante averla il prima possibile per tranquillizzare le maestranze e per dare respiro all'azienda», commenta Mirco D’Ignazio, segretario della Fiom Cgil, «sarà infatti più facile avere linee di credito con le banche perchè stanno arrivando buone commesse anche in virtù del cambio di direzione aziendale». I sindacati ritengono che verosimilmente non ci saranno opposizioni all’omologa del concordato. «Ne va delle prospettive occupazionali e commerciali dell’azienda», aggiunge Marco Boccanera, segretario della Fim Cisl, «e il fattore tempo è decisivo: prima si ha l'omologa, prima si sblocca l'accesso al credito, prima si riparte. E’ molto importante abbreviare i tempi, non si può aspettare 6-7 mesi». Sono diverse le commesse che stanno arrivando alla fonderia, che dunque ha buone chance di riprendere una quota di mercato. Ma è necessaria l’omologa.
Che avrebbe anche un altro effetto positivo. «La ventina di lavoratori licenziati, in mobilità dal 2015, a cui è finita l'indennità con l'omologa potrebbero accedere al fondo di garanzia e prendere i soldi del Tfr», fa notare Boccanera. Il sindacalista ricorda che questi lavoratori «sono stati già beffati dalla burocrazia perchè per quattro giorni non hanno potuto usufruire della proroga di un anno». La pratica presentata a fine 2015, è stata registrata dall’Inps ad anno nuovo e non ha potuto beneficiare del prolungamento della mobilità legato all’area di crisi complessa».
La Veco ha risentito dell'intricata vicenda burocratica che l'ha vista protagonista. La concessione dell'autorizzazione ambientale è arrivata dopo mesi di trattative e battaglie a colpi di carta bollata. E si sono susseguiti stop alla produzione dal parte della Regione. Che l'azienda ha impugnato al Tar riuscendo a ripartire. Ma il tira e molla ha causato una fuga di clienti. (a.f.)
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