I difensori di Nisii: non sapeva delle trattative con San Marino

18 Giugno 2015

Udienza preliminare per il crac Tercas: la seduta di ieri dedicata in gran parte alla posizione dell’ex presidente della banca che deve rispondere dell’accusa di ostacolo alla vigilanza

TERAMO. Del tentativo di acquisto della Banca di San Marino non era venuto a conoscenza se non a cose fatte, mentre l’accusa di avere gonfiato artificialmente il patrimonio di vigilanza per nascondere lo stato di dissesto della banca viene respinta perché infondata. Queste, in estrema sintesi, le argomentazioni esposte dai difensori di Lino Nisii – gli avvocati Gianfranco Iadecola e Francesco Vassalli – al giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Roma Gilia Proto nell’udienza di ieri dedicata in gran parte alla difesa dell’ex presidente della banca teramana. Nisii, a differenza degli altri imputati per il crac Tercas, ai quali vengono contestati i reati di appropriazione indebita, bancarotta e riciclaggio, deve rispondere solo di ostacolo alla vigilanza, reato che comunque prevede, nel caso di aziende ad azionariato diffuso al pubblico, una pena dai due agli otto anni di reclusione. Secondo la procura Nisii e l’ex direttore generale Antonio Di Matteo avevano omesso di comunicare alla Banca d’Italia i legami fra la Tercas e la banca di San Marino, la Smib, nonché le trattative in corso con le autorità della repubblica del Titano per l’acquisizione del capitale sociale della banca. La difesa dell’ex presidente ha ribattuto che di quelle trattative sotterranee Nisii non sapeva nulla perché erano state condotte da Di Matteo e lui non aveva partecipato. Come è noto l’operazione San Marino fallì, ma intanto, sempre a giudizio della procura, l’ostacolo alla vigilanza si era comunque concretizzato. Non solo con l’omessa comunicazione circa le trattative con la banca sammarinese, ma anche nascondendo la significativa riduzione del patrimonio vigilanza della Tercas – cosa che Nisii e Di Matteo avrebbero dovuto comunicare alla Banca d’Italia – mascherato attraverso una serie di operazioni ritenute fraudolente come il cosiddetto “portage”, cioè la vendita di azioni con patto di riacquisto ad alcune persone (in particolare ad imprenditori imputati a loro volta per il crac Tercas, come Francescantonio Di Stefano, Raffaele Di Maruio, Antonio Sarni, Giampiero Samorì ed altri), o la vendita di obbligazioni a condizioni anomale. Tutto questo sarebbe avvenuto a partire dal 2005, ma allora come mai – questo uno degli argomenti esposti dai difensori di Nisii – nel 2008 l’ispezione della Banca d’Italia non aveva riscontrato nulla di anomalo? E infatti di lì a poco la stessa Bankitalia avrebbe autorizzato l’acquisizione della Caripe da parte della Tercas senza eccepire nulla circa la solidità patrimoniale della banca teramana. Sarà ritenuta credibile questa linea di difesa? Lo sapremo quando si pronuncerà il gup, a settembre, a conclusione della lunghissima udienza preliminare.

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