I genitori: «Contro di noi tanta ostilità»

18 Marzo 2019

Dopo il rifiuto del Comune iscrivere il bimbo all’anagrafe la coppia dice che andrà avanti fino alla Corte europea

GIULIANOVA. «Andremo avanti fino alla Corte europea dei diritti dell’uomo». I genitori del bambino nato in Ucraina attraverso la maternità surrogata, il cosiddetto utero in affitto, che il Comune di Giulianova – città di cui è originario il padre – non ha voluto iscrivere all’anagrafe dichiarano che «nulla li farà desistere dal portare avanti la loro richiesta in ogni sede», confidando sul fatto che la Corte europea dei diritti dell’uomo che già in precedenza, in due casi identici, si è espressa per l’obbligo di trascrizione, al fine di vedere riconosciuti i diritti del figlio.
Dopo il rifiuto da parte dell’ufficiale di stato civile di Giulianova di iscrivere il bimbo all’anagrafe, i genitori – tramite l’avvocato Giorgio Muccio del foro di Bologna – hanno citato il Comune davanti al tribunale civile di Teramo che esaminerà il caso il 28 marzo prossimo.
Tutto questo dopo un’odissea che ha visto la donna sottoporsi a 6 interventi chirurgici, 10 fecondazioni in vitro tra omologhe ed eterologhe senza successo e rinuncia all’adozione per le forti avversità burocratiche italiane. I due genitori affermano: «Solo un forte senso d’amore ci ha fatto affrontare le tante avversità per vincere una situazione d’infertilità, finalmente superata grazie ad un gesto di grande sentimento di una donna ucraina già madre di tre figli che, consenziente e con piena consapevolezza, ha portato in grembo l’embrione con patrimonio genetico dimostrato con test del Dna».
In Italia la maternità surrogata è una pratica illegale, mentre lo è in Ucraina che ha regolarmente iscritto il bimbo nell’anagrafe del paese natale della donna che ha portato avanti la gravidanza. «Con totale trasparenza», dicono i due, «è stata avanzata richiesta di iscrizione all’anagrafe di Giulianova, come già avvenuto altrove senza ostacoli per analoghi casi di maternità surrogata. Nel nostro caso la pubblica amministrazione ha negato la richiesta ignorando i diritti del minore». Secondo i genitori, con il rifiuto il Comune avrebbe tra le altre cose «precluso al minore la possibilità di acquisire un passaporto comunitario e la possibilità di accedere all’istituto giuridico della successione legittima per un preteso superiore interesse di ordine pubblico a preservare la morale corrente nonostante si sia di fronte comunque ad un fatto creativo e non distruttivo. Siamo increduli di fronte ad un atteggiamento tanto ostile e tanta indifferenza e freddezza nei confronti delle necessità e dei diritti del bambino, probabilmente dettate da ragioni politiche e di conformismo alla morale della maggioranza».
Secondo i due sconcerta pensare che riconoscere valore all’impegno, attenzione, piccoli sacrifici ed assunzioni di responsabilità di una gravidanza degradi la pratica della maternità surrogata, tra l’altro riconosciuta – affermano – dall’Organizzazione mondiale della sanità quando praticata per vincere uno stato d’infertilità assoluta.
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