I genitori di Giulia: «Non archiviate il caso»

8 Febbraio 2019

Tortoreto, nuova udienza per la ragazza che tre anni fa è precipitata dal viadotto dell’A14

TERAMO. Mamma Meri e papà Luciano non si arrendono. Anche ieri, come sempre, erano in tribunale per chiedere giustizia per Giulia.
Perché è ancora un’udienza preliminare a scandire l’inchiesta sulla morte di Giulia Di Sabatino, la 19enne di Tortoreto che nel settembre del 2015 precipitò da un viadotto dell’A14. Per i genitori è stato un omicidio. Di diverso avviso la Procura che, per la seconda volta, ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta aperta per istigazione al suicidio.. Richiesta a cui i familiari, assistiti dall’avvocato Antonio Di Gaspare, ieri si sono nuovamente opposti nell’udienza davanti al gip Domenico Canosa che nei prossimi giorni depositerà la sua decisione. «Se lasciamo il buio niente sarà mai chiarito», dice mamma Meri che di recente ha scritto una lettera al ministro della giustizia Alfonso Bonafede, «e io ho molta fiducia nell’operato dei giudice. Credo che solo un processo possa dire la verità su quello che è successo. Io e mio marito siamo convinti che nostra figlia non si sia suicidata ma che sia stata uccisa e credo che solo un processo possa fare piena luce sulle sule ultime ore di vita. Ma se tutto si chiude in questo modo noi non conosceremo mai la verità». Sulla morte della ragazza la Procura teramana (i pm Enrica Medori e Davide Rosati) ha indagato per istigazione al suicidio con tre iscritti nel fascicolo: il 25enne finito nelle cronache come l’uomo della Panda rossa , l’ultimo ad aver visto Giulia viva che ebbe un rapporto sessuale con lei quella notte (assistito dall’avvocato Cataldo Mariano); l’uomo con lo scooter che quella sera le diede un passaggio per un tratto di strada (assistito dall’avvocato Monia Terzilli) e un trentenne di Giulianova accusato di pedopornografia nell’inchiesta aperta dalla Procura distrettuale.
A marzo, per quest’ultimo, inizierà il processo per pedopornografia dopo che sul suo telefono cellulare sono state trovate foto osè di Giulia e di altre ragazze, che sarebbero state divulgate anche attraverso WhatsApp, risalenti ad un periodo in cui erano minorenni. E a questo proposito i genitori di Giulia, già nei mesi scorsi, avevano lanciato un appello affinchè la Procura teramana, nel chiudere la sua inchiesta, valutasse anche il procedimento in corso all’Aquila.
La seconda richiesta d’archiviazione firmata dalla Procura (quella dell’udienza di ieri) è arrivata dopo sei mesi di nuove indagini svolte dopo che il gip Domenico Canosa ha respinto la prima richiesta accogliendo, all’epoca, l’opposizione presentata dai genitori convinti, e decisi a dimostrarlo fino alla fine, che Giulia sia stata uccisa e che quella notte con lei sul ponte ci fosse qualcuno. (d.p.)
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