I gestori: «Trattati come capro espiatorio»

La discoteca prepara il ricorso al Tar e accusa: «Regole non rispettate ovunque ma stangano solo noi»
ALBA ADRIATICA. La proprietà del Gattopardo potrebbe annunciare già oggi un ricorso al Tar contro l’ordinanza di chiusura per dieci giorni decisa dal Comune di Alba. Sul perché non sia stata rispettata ecco cosa dice l’organizzatore del locale, Massimiliano Zechini: «Non ci è stato notificato niente, l'abbiamo saputo dai social e dai giornali». E maliziosamente aggiunge: «Perché ieri sera (sabato sera, ndr), visto che c’era quest’ordinanza, non sono venuti a farci chiudere?».
In generale, lo staff della discoteca ritiene di essere preso di mira in modo ingiustificato dalle autorità. «Non è possibile», dice Zechini, «che il Gattopardo sia trattato come il capro espiatorio di una movida incontrollata che sta su tutta la costa. A noi contestano di fare assembramenti: e allora gli stabilimenti balneari che fanno musica fino a tarda ora? La spiaggia? Le gelaterie? Il mercatino serale organizzato dal Comune? Noi stiamo mandando una persona in giro per Alba a scattare foto che dimostrano come il distanziamento sociale non sia rispettato da nessuna parte».
Se gli si ricorda che il Gattopardo è stato già sanzionato a inizio luglio con 20 giorni di chiusura per aver riempito il locale oltre la capienza, Zechini ammette: «Quello è stato un errore». E aggiunge subito: «Ora stiamo facendo una richiesta per allargare la capienza, perché con quella attuale (950 persone) non copriamo i costi, ma la rispettiamo. Voglio evidenziare che quando abbiamo riaperto abbiamo fatto una mail al questore per avere un incontro: non ci ha risposto nessuno. Adesso da noi si entra su prenotazione, regaliamo le mascherine all’ingresso, mettiamo i tavoli distanziati. Se poi mi si chiede di mettere le persone a due metri, questo è inattuabile. Ma nelle Marche, in Emilia e in Puglia il Covid non c'è? Lì vedo che le attività le lasciano lavorare. Qui stiamo chiusi da marzo, prima o poi falliamo. Un locale come questo costa e poi c'è la programmazione degli artisti, con investimenti fatti e impegni presi. Nei fine settimana qui diamo lavoro dalle ottanta alle cento persone, non è poco. Se sapevamo che era così, non aprivamo neanche».
Zechini auspica più collaborazione con il Comune: «Si poteva trovare un punto d’incontro prima di andare alla guerra. Abbiamo già avuto un colloquio con il sindaco chiedendo più forze dell'ordine fuori dal locale, noi abbiamo preso sei guardie giurate che controllano fino ai cancelli ma fuori non possono operare».(d.v.)
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