I giudici: «Ha soccorso subito la vittima»

23 Gennaio 2018

GIULIANOVA. Sta in quella «condotta dello stesso tenuta nell’immediatezza del fatto e nella sua condotta riparatoria» che i giudici della corte d’appello sintetizzano il perchè dello sconto di pena a...

GIULIANOVA. Sta in quella «condotta dello stesso tenuta nell’immediatezza del fatto e nella sua condotta riparatoria» che i giudici della corte d’appello sintetizzano il perchè dello sconto di pena a Dante Di Silvestre, il 61enne caldaista di Mosciano accusato dell’omicidio di Paolo Cialini, l'imprenditore 41enne di Giulianova ucciso con una coltellata al termine di un diverbio stradale. In Appello è stato confermato l’omicidio volontario e la pena è stata ridotta da 14 a 12 anni ( in primo grado c’è stato il ritro dell’abbreviato) ritenendo le attenuanti generiche prevalenti sull'unica aggravante contestata: quella dei futili motivi. I fatti contestati a Di Silvestre, che è stato processato con il rito abbreviato, risalgono al giugno del 2016 quando il caldaista, a bordo del furgone con cui si muoveva abitualmente per lavoro, incrociò in una traversa di viale Orsini la vettura condotta da Paolo Cialini, imprenditore informatico. A bordo c'era anche la figlia di quest'ultimo, una bimba di appena sei anni. La lite si accese per una questione stradale, una mancata precedenza. Tra i due volarono insulti, prima dalle rispettive vetture e poi a distanza ravvicinata, poi nelle mani di Di Silvestre spuntò un coltello. Cialini fu colpito da un fendente al corpo, che si rivelò fatale. «A detta ricostruzione non osta la comprovata natura “pacifica” dell’imputato», si legge nelle motivazioni della sentenza emessa dalla corte d’assise d’appello presieduta da Luigi Catelli, «anche tenuto conto dello stato psicologico di “estremo stress” in cui questo versava nel periodo in cui alla contestazione, evidenziato nella relazione del consulente della difesa (“è presoccupato, nervoso, dorme meno, non riesce a riposare e lavora in tutte le ore del giorno”), mentre proprio a detta sua natura e all’evidente difetto di premeditazione deve ritenersi la condotta tenuta dall’imputato successivamente all’accoltellamento di Cialini, di soccorso prestato alla sua stessa vittima». Dopo l’aggressione fu lo stesso Di Silvestre a soccorrere Cialini e a chiamare i soccorsi, aspettando in strada l'arrivo dei carabinieri.(d.p.)
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