I Laboratori: niente sostanze radioattive

6 Aprile 2017

Negli esperimenti usate solo alcune particelle che ne contengono quantità infinitesimali

TERAMO. Non citano nè gli ambientalisti nè il servizio delle Iene che ha amplificato l’allarme causato dall’incidente di fine agosto. Ma i Laboratori nazionali del Gran Sasso (Lngs) dell’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) fanno alcune puntualizzazioni riguardo alla loro attività.

Intanto precisano che la captazione delle acque è stata realizzata successivamente alla costruzione dei Laboratori.Il punto di captazione dei Laboratori fornisce circa 80 litri al secondo di acqua sui circa 800 complessivamente prelevati dall’acquedotto dalla falda acquifera del Gran Sasso.

«Per quanto riguarda la zona di rispetto, poiché l’infrastruttura dei Laboratori sotterranei è anteriore all’entrata in vigore del decreto legislativo (il 152 del 2006, quello citato dagli ambientalisti, ndr) e con evidenza non è possibile il suo allontanamento, l’Istituto è continuamente impegnato a garantire la messa in sicurezza delle proprie attività, rendendosi sempre disponibile ad attuare ulteriori miglioramenti, ove necessari», si legge nella nota, in risposta ai dubbi sulla legittimità delle captazioni.Nella nota peraltro si specifica che la valutazione della qualità dell’acqua potabile captata dal Gran Sasso «non è di pertinenza dell’Infn».

Sulle ricerche i Laboratori precisano categoricamente che «nessuna delle attività di ricerca che i Lngs svolgono produce scorie nucleari. È quindi scorretto riferirsi alle attività dei Laboratori parlando di “esperimenti nucleari” e paventarne i rischi connessi. I Lngs non utilizzano sostanze radioattive per l’attuazione dei propri esperimenti».

Solo in alcune fasi degli esperimenti «sono necessarie calibrazioni degli strumenti che richiedono debolissime sorgenti di particelle (alfa, gamma e X). Sono sorgenti di bassa intensità, tutte sigillate, non presenti continuativamente nei Laboratori sotterranei, e conservate, quando non in uso, nella banca sorgenti dei Laboratori di superficie. La bassa intensità totale delle sorgenti in uso nei laboratori sotterranei è paragonabile alla radioattività emessa da 10 metri cubi di granito o da 10 camion di banane».

E comunque L’Infn ricorda che sono stati eseguiti «rilevanti lavori» di messa in sicurezza, disposti nel 2003 che non hanno potuto riguardare aree occupate da apparati sperimentali. Ma ora che si sono concluse le attività di quegli apparati, l’esecuzione dei lavori è programmata a maggio 2017.

Sull’incidente del 30 agosto, i Laboratori ripercorrono l’accaduto. Poiché la quantità di solvente rilevata era molto limitata non sussistevano le condizioni per l’attivazione di piani di emergenza in conseguenza dei quali è prevista la comunicazione alle autorità competenti. L’anomalia è stata comunque gestita dalla Asl di Teramo in base al principio di precauzione, che a tutela massima della popolazione ha portato alla sospensione della captazione. Le indagini condotte dall’Infn sulle strutture di propria competenza non permettono di spiegare ad oggi come il diclorometano evaporato abbia raggiunto le acque raccolte dalle tubazioni dell’acquedotto». (a.f.)