I marittimi rischiano 5 anni di carcere

5 Marzo 2015

Il Gambia ha già condannato capitano e vice a un mese e 15mila euro di multa, se non pagano la pena s’inasprisce

MARTINSICURO. La giustizia in Gambia sembra correre veloce, sempre che di vera giustizia si possa parlare. Con sentenza del 2 marzo il comandante e il primo ufficiale della Idra Q., peschereccio d’altura della Italfish di Martinsicuro sequestrato dalle autorità locali il 25 febbraio scorso, sono stati condannati a un mese di reclusione in carcere e al pagamento di una somma in moneta locale pari a 15mila euro ciascuno. A quanto pare, se non accetteranno questa sentenza, dovranno scontare cinque anni di reclusione.

Sandro De Simone di Silvi, 55 anni, il comandante della nave, e Massimo Liberati di San Benedetto del Tronto, 52 anni, il primo ufficiale, stanno vivendo un autentico incubo nel Paese africano semplicemente perché una delle reti trovate a bordo del peschereccio da militari della guardia costiera del Gambia durante un’ispezione sarebbe risultata irregolare, ovvero con le maglie più piccole del dovuto, per 4 millimetri. Una misurazione effettuata, a quanto risulta, con un semplice righello.

Sembra evidente come le autorità del Gambia abbiano utilizzato questo pretesto per fare cassa a spese dello Stato italiano. La diplomazia è all’opera per dirimere la situazione. Sono serrati i contatti tra il ministero degli Esteri e l’ambasciata italiana in Senegal, competente anche per il territorio del Gambia. C’è un terzo italiano coinvolto nella vicenda, il nostromo della nave Vincenzino Mora, 60 anni, con legami a Torano Nuovo ma in realtà residente a Martinsicuro. Mora non è stato arrestato come i due ufficiali ma è bloccato sullo scafo che, dopo il sequestro da parte delle autorità locali, è ormeggiato sulla banchina della capitale Banjul. La nave è sorvegliata da guardie armate e nessuno può abbandonarla. Sull’imbarcazione si trovano gli altri membri dell’equipaggio, 23 africani quasi tutti provenienti dal Senegal e da Capo Verde.

Gli armatori dell’Italfish di Martinsicuro, Santino Crescenzi e il figlio Federico, hanno raggiunto l’Africa per risolvere la situazione. Uno è volato a Dakar, capitale del Senegal dove ha sede l’ambasciata italiana che si occupa anche del Gambia, ed è in stretto contatto con l’ambasciatore Arturo Luzzi. L’altro è approdato in Gambia per seguire da vicino la situazione insieme a Daylan Daryanani, che è responsabile dell’agenzia consolare in Gambia.

Secondo le autorità gambiane i marittimi sarebbero stati sorpresi in flagranza di reato, cioè mentre pescavano con le reti incriminate. Reti con maglie larghe 68 millimetri invece dei 72 previsti dalla legge dello Stato africano. Nella sentenza c’è anche la documentazione fotografica delle reti incriminate. L’Idra sarebbe stata fermata dalle motovedette del Gambia il 25 febbraio e costretta ad approdare a Banjul. Il 2 marzo la sentenza del tribunale del Gambia, dopo un processo sommario, e l’incarcerazione dei due italiani. Da quanto si apprende già è in corso il processo di appello. La notizia del sequestro della nave è arrivata in Italia a sentenza emanata. La Idra Q. è un peschereccio oceanico con una stazza di 351 tonnellate, lungo 196 metri e costruito nel 1992. e iscritto alla Capitaneria di porto di Mazara del Vallo.

Del caso si stanno interessando anche i parlamentari abruzzesi, in particolare Giulio Sottanelli, deputato teramano di Scelta Civica, e il deputato di Sel Gianni Melilla che ha presentato un’interrogazione parlamentare ai ministri degli Esteri e dell’Agricoltura. Nelle cittadine di origine dei tre italiani fermati in Gambia c’è una fortissima preoccupazione. «La situazione è delicata», fanno sapere gli amministratori di San Benedetto del Tronto, « in primo luogo perché non ci sarebbero precedenti di sequestri di pescherecci italiani in quel Paese, e poi perché non abbiamo punti di riferimento nell’area, soltanto l’ambasciata di Dakar».

Sandro Di Stanislao

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