I medici del San Liberatore «L’ospedale non è morto»

Atri, lettera aperta dei responsabili di 15 unità operative che sottolineano: «Risultati frutto del lavoro di tutti. Punto di forza è stato il gioco di squadra»
ATRI. Dopo le polemiche dei giorni scorsi sul presente e futuro dell’ospedale San Liberatore, è con una lettera aperta che intervengono i medici della struttura sanitaria. «Affermare che “ l’ospedale di Atri è ormai moribondo”, che alcuni operatori “tengono a galla un ospedale moribondo” è un atto nocivo per l’ospedale stesso», scrivono in una nota 15 medici responsabili delle unità operative, «se si registra effettivamente un cambio di passo positivo per la nostra struttura, come si evince dai report aziendali (a disposizione di chiunque voglia onestamente esaminarli), tali giudizi sono sbagliati e danneggiano seriamente l’immagine che dovremmo tutelare».
La lettera aperta è firmata da 15 nomi: Fabrizio Capone (radiologia); Bruno Raggiunti (endocrinologia); Valeria Montani (diabetologia); Massimo Luciani (medicina); Elisabetta Modestini (pediatria); Massimo Costantini (farmacia); Gilda Angelini (laboratorio); Carmine Fortunato (anatomia patologica); Giuseppina Franzone (riabilitazione); Giuseppe De Sanctis (ortopedia); Carmela Barbera (endoscopia digestiva); Vincenzo Fiorà (anestesia e rianimazione); Daniela Granchelli (urologia); Nicodemo Saggese (chirurgia); Emanuele Paone (oculistica). Aggiungono i medici: «Dobbiamo stigmatizzare giudizi parziali, lo stilare graduatorie di merito senza tenere conto che i risultati sono il frutto del lavoro di tutti, dalla dirigenza ai primari, dai medici agli infermieri, dagli ausiliari agli operai agli impiegati. Insomma di tutti quelli che sono impegnati come una squadra. Tutti sono utili, il gruppo è determinante. Perchè rischiare di incrinare la collaborazione esistente che è la vera forza? Noi ringraziamo quanti, comitato, sindacati, partiti amministrazioni pubbliche, semplici cittadini, hanno lavorato e aiutato concretamente la nostra lotta, ma non possiamo tacere di fronte ad una deriva strumentale e, in alcuni casi, interessata, sulla pelle dell’azienda. Parlare dell’ospedale, chiedersi ed esigere programmi e indirizzi, fatti e non chiacchiere, è giusto e sacrosanto; quello che non condividiamo è che si dia un’immagine falsa della struttura. Quindi chiediamo cautela nell’affrontare tematiche basilari come la salute dei cittadini».
Nei giorni scorsi il consigliere regionale Luciano Monticelli era intervenuto mettendo in evidenza l’incremento, dal 2016 al 2017, dell’attività in ospedale «del 33% per ciò che riguarda gli interventi chirurgici e del 9% relativamente ai ricoveri. Anche le prestazioni ambulatoriali sono cresciute: in un anno ne sono state registrate 19.604 in più». Il comitato “Il San Liberatore non si tocca” aveva risposto sostenendo come la struttura «in realtà sia ormai moribonda».
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