«I miei superiori mi ordinarono di non denunciare il maresciallo»

Il brigadiere che fece le indagini su Angelini parla come teste in aula e lancia pesanti accuse Sui nuovi fatti c’è un’inchiesta con due ufficiali dell’Arma indagati per favoreggiamento e abuso
TERAMO. «All’epoca mi si ordinò di non fare nessun atto in cui si parlava del maresciallo Angelini». Il brigadiere Enzo Marcelli sceglie parole chiare ed affilate nell’aula di tribunale in cui parla come teste della Procura. Il militare, da poco in pensione, racconta di quei sospetti sul collega carabiniere nati cinque anni fa in occasione di un’altra attività di osservazione, della segnalazione fatta verbalmente agli allora superiori dell’Arma provinciale e delle «successive minacce, prevaricazioni, ordini di omettere all’autorità giudiziaria e un procedimento disciplinare fatto nei miei confronti poi annullato d’ufficio». Accuse pesanti che prima di prendere forma in un’udienza pubblica sono finite in un’inchiesta appena chiusa del pm Laura Colica con due ufficiali dell’Arma provinciale indagati per favoreggiamento personale e abuso d’ufficio mentre per un terzo c’è una richiesta d’archiviazione.
E in attesa di ulteriori sviluppi su questo fronte, davanti al giudice monocratico Lorenzo Prudenzano si consuma la prima udienza del processo in cui il maresciallo Ivo Angelini (ora in congedo) è imputato per truffa perchè secondo l’accusa del pm Davide Rosati in numerose occasioni, da luglio 2014 a maggio 2016, l'ex comandante di stazione di Nerito Crognaleto avrebbe attestato falsamente, nel memoriale di servizio giornaliero e negli ordini di servizio, di aver svolto attività d’istituto e servizi esterni che in realtà non avrebbe mai effettuato. Attestazioni che, sempre secondo l'accusa, gli avrebbero permesso di ottenere indebitamente indennità e competenze per un totale di 11.532 euro.
Così ricorda Marcelli in aula: «In quei giorni io e un altro collega fummo delegati a fare un’attività antispaccio a Sant’Onofrio di Campli e proprio durante questa attività di osservazione ci insospettì il fatto di vedere sempre il maresciallo Angelini anche in quelli che erano orari di servizio». Racconta ancora Marcelli del giorno in cui fece la segnalazione alla Procura con la telefonata del superiore che «mi chiamò per chiedermi di non presentarla quando ormai l’avevo già depositata».
Angelini, assistito dall’avvocato Eugenio Galassi, è indagato anche per alcuni presunti episodi di concussione e tentata in un altro fascicolo sempre del pm Rosati. In questo caso la Procura contesta al militare di aver ottenuto generi alimentari e rifornimento di legna approfittando della sua divisa in un periodo risalente a qualche anno fa. Per questo l’udienza preliminare è fissata a novembre. Per l’altro si torna in aula ad ottobre con l’audizione di altri testi sempre della Pubblica accusa.
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