I negozianti: «Eccesso di potere da parte della Sovrintendenza»

Presentato in procura l’esposto per le lungaggini dei lavori di rifacimento di corso San Giorgio Il capogruppo Pd D’Alberto chiede al Comune di indennizzare i commercianti per i mancati introiti
TERAMO. Come era stato annunciato ieri, una delegazione di commercianti in rappresentanza delle diverse associazioni di categoria ha presentato un esposto in procura contro la Soprintendenza, firmato dai titolari di 53 attività commerciali interessate dal fermo dei lavori su corso San Giorgio. Gli esercenti, indignati per i tempi necessari alla Soprintendenza per decidere le modalità di tutela dei rinvenimenti, parlano di fatturato dimezzato e interpellano ora la procura per verificare se in queste lungaggini non si prefiguri una sorta di abuso di ufficio o eccesso di potere. Contestazioni mosse dai ripetuti blocchi ai lavori di corso San Giorgio ma che affondano le radici anche su scelte compiute in passato.
Il riferimento è alla scelta della Soprintendenza di autorizzare la rimozione dei sampietrini lungo il corso vecchio, ma anche al consolidamento di Palazzo Adamoli sopra il teatro romano. Circa i tempi necessari alla Soprintendenza per decidere sui reperti, i firmatari dell'esposto citano l'esempio dei lavori sul terzo lotto, dove a causa di ritrovamenti scoperti a fine maggio, i lavori sono stati bloccati lungo il lato destro a salire fino ad agosto per oltre 70 giorni. «Nel frattempo», dicono gli esercenti, «a causa di nuovi ritrovamenti anche nel quarto e quinto lotto, corso San Giorgio è diventato tutto un cantiere con recinzioni lunghe centinaia di metri che impediscono il passeggio degli avventori e potenziali consumatori».
I negozianti parlano di fatturato dimezzato e interpellano ora la procura anche scelte operate della Soprintendenza operate in passato. «Da un lato con tempi biblici si accanisce a studiare manufatti di dubbia valenza storica e culturale, dall'altra autorizza la rimozione degli storici sampietrini della pavimentazione di corso De Michetti sostituita con prodotti di provenienza asiatica che nulla hanno a che fare con la storia urbanistica ed architettonica della città. Perplessità analoghe sul teatro romano dove utilizzando ingenti risorse pubbliche la Soprintendenza anziché abbattere Palazzo Adamoli decise il consolidamento dell'edificio con muraglioni in cemento armato in netto contrasto con quanto rimane del teatro augusteo». I firmatari si riservano di costituirsi parte civile all'esito di un futuro processo penale e intanto l'opposizione si sta mobilitando per sollecitare il riconoscimento di un indennizzo ai commercianti. Gianguido D'Alberto, capogruppo del Pd, domanda all'assessore ai lavori pubblici Franco Fracassa di dimostrare di avere a cuore le sorti dei commercianti ponendo rimedio ai loro problemi, in primis prevedendo un indennizzo economico. «Bisogna fare una scelta politica precisa e prevedere risorse in bilancio per queste occasioni. Il problema è sotto i riflettori perché investe il corso principale, ma in passato anche le attività a ridosso di ponte Vezzola hanno avuto gli stessi problemi. Bisogna introdurre a regime tutele per i commercianti, ma sopratutto adesso chiediamo conto del nuovo cronoproramma visto che appare evidente che il termine fissato ad aprile 2017 è superato»
Marianna De Troia
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