«I partiti si nascondono dietro alle civiche»
TERAMO. “Campagna elettorale e democrazia. Questa classe politica non scriverà pagine nuove” è il titolo di un lungo intervento di Carlo Di Marco, docente di istituzioni di diritto pubblico all’univer...
TERAMO. “Campagna elettorale e democrazia. Questa classe politica non scriverà pagine nuove” è il titolo di un lungo intervento di Carlo Di Marco, docente di istituzioni di diritto pubblico all’università di Teramo, di cui riportiamo alcuni stralci.
Di Marco analizza quello che sta accadendo in questi giorni in cui si formano le liste elettorali. «La sceneggiatura è la stessa: sia per la scadenza elettorale regionale che per quella della Città Giulianova (il più grosso Comune della provincia di Teramo dove a maggio si voterà), ma le riflessioni che vengono più spontanee dovrebbero far riflettere questa classe politica tanto indaffarata quanto poco originale, prevedibile e autoreferenziale come non mai. La prima è la seguente: tutto questo trambusto punta solo a dividersi fra vari contendenti, la maggioranza dei consensi dei cittadini che ancora esprimeranno un voto valido», scrive il docente riferendosi all’alta percentuale di astensionismo. Di Marco parla poi della scomparsa dei simboli di partito in un «dilagante “civismo” di facciata».
«Sembra che i simboli dei partiti tradizionali (specie negli schieramenti del cosiddetto “centro-sinistra”) saranno ammainati o saranno semplicemente un po’ nascosti. Non la stessa cosa per i personaggi che, pe lo più, saranno sempre gli stessi. Vero che ci saranno anche facce nuove, ma quelle vecchie staranno ancora lì a perpetuare vecchi metodi e vecchie logiche autoreferenziali e di potere. Questi allegri replicanti possono solo sperare che i cittadini non se ne accorgano (chi crede che la gente sia scema?), ma anche a questo sarà dovuto, cari loro, il prossimo aumento delle percentuali del non voto. Si ripropone, infatti, con altri termini e modi, il déjà vu: il vecchio sistema dei partiti falsamente e malamente mascherato».I politici, ritiene Di Marco, continueranno «a riempirsi la bocca di partecipazione popolare, di inclusione degli altri e di governo dei cittadini, sapendo bene che questi valori, in realtà, non entreranno nella loro etica fino a quando non lo decideranno veramente come a Grottammare ».

