I pm: esperimenti, nessuna irregolarità

5 Ottobre 2019

La Procura firma la richiesta d’archiviazione per la seconda inchiesta, aperta dopo esposti sull’allarme radioattività

TERAMO. La certezza è che le denunce sul sistema acqua Gran Sasso arrivate in Procura sono tutte diventate fonte di indagini rigorose delegate ai carabinieri del Noe. Una mole di accertamenti che ha portato al maxi processo con dieci imputati ma anche a una richiesta di archiviazione. Perché è con una recente richiesta di archiviazione che la Procura teramana ha chiuso la seconda inchiesta aperta sul caso. Questa, in particolare, nata da alcuni esposti, riguardava alcuni esperimenti svolti nei laboratori dell’istituto di fisica nucleare e il loro impatto ambientale, vertendo soprattutto su questioni legate all’allarme radioattività. Per la Procura gli accertamenti fatti su questo secondo filone d’indagine non avrebbero fatto emergere irregolarità e risvolti di natura penale.
La richiesta d’archiviazione è stata firmata dai pm Greta Aloisi, Davide Rosati e Stefano Giovagnoni (il gruppo coordinato dal procuratore Antonio Guerriero) e ora sarà un gip a decidere se accoglierla o se disporre nuove indagini. Intanto per lunedì è in programma la seconda udienza del maxi processo con dieci imputati tra i vertici di Infn, Strada dei Parchi e Ruzzo Reti a cui la Procura contesta l’inquinamento ambientale e il getto pericolose di cose. Il giudice monocratico Lorenzo Prudenzano dovrà decidere sull’ammissione delle numerose associazioni ambientaliste, di consumatori ed enti locali che hanno chiesto di costituirsi parte civile e sulla mole di eccezioni preliminari che le difese si preparano a presentare. Un processo che si annuncia all’insegna dei grandi numeri e proprio per questo dai tempi sicuramente non brevi. Sono circa 150 i testi che, tra pubblica accusa e difese, saranno citati in aula: 43 sono quelli presenti nella lista della Procura, mentre gli altri sono quelli citati dai difensori dei dieci imputati. Tra i testimoni chiamati in aula anche il Nobel Carlo Rubbia che compare nella lista di quelli citati dalla difesa dell’Istituto di fisica nucleare. Una sola certezza per ora: le tappe giudiziarie continuano a scandire la vicenda, mentre la nomina del commissario per la messa in sicurezza dell’intero sistema Gran Sasso individuato dal primo governo Conte nella figura del docente universitario Corrado Gisonni resta solo sulla carta.
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