I profughi restano: pagheranno gli affitti

Martinsicuro, 22 ucraini ospiti nelle abitazioni hanno deciso di rimanere sostenendo da soli le spese
MARTINSICURO. Alcuni hanno lasciato le case seguendo gli altri connazionali già partiti dopo le nuove direttive, ma molti hanno deciso di rimanere nelle abitazioni in cui erano ospitati pagando di tasca propria il canone di affitto. Sono i profughi ucraini ospitati a Martinsicuro.
Tra gli ospiti delle case in affitto di una delle agenzie che avevano messo a disposizione diversi appartamenti solo una famiglia composta da due persone ha accettato il trasferimento nella destinazione proposta. Le altre 22 persone sono rimaste nella cittadina decidendo di pagare l’affitto nelle case dove si trovano da mesi anche per poter far frequentare i figli nelle scuole dove si sono ambientati. Questo, dicono, proprio per evitare altri traumi ai bambini in un momento in cui in Ucraina ai bombardamenti si aggiungono il freddo e il gelo di città rimaste senza elettricità e senz’acqua. A sostegno di queste persone sono intervenuti i volontari della locale Caritas. Situazione contraria negli alberghi dove la permanenza dei profughi è stata prorogata di un mese. Permanenza che in due hotel di Villa Rosa è stata accettata solo da pochi. «La maggior parte dei nostri ospiti ha deciso di tornare in Ucraina nonostante i tanti problemi che ci sono», le parole che arrivano dai responsabili gli hotel Park e Villa Luigi di Villa Rosa, «dei circa 45 profughi che ultimamente ospitavamo in 30 hanno firmato l’assenso per la nuova destinazione e aspettano il trasferimento. Una famiglia ha trovato una casa in affitto mentre gli altri sono già tornati in Ucraina».
E per questa situazione le polemiche non mancano. «Siamo diventati un pacco che viene spostato da una parte all’altra», dice una donna ucraina che da circa 7 mesi si trova nella cittadina truentina, «la guerra in Ucraina ancora è all’apice, la vita nella nostra patria è sempre più difficile e l’accoglienza per noi profughi è sempre meno. I nostri connazionali che sono rimasti stanno affrontando un inverno durissimo senza riscaldamento e senza acqua. La guerra non sembra finire e per noi profughi proprio in questo momento di maggiore necessità tutto diventa più difficile».
Sandro Di Stanislao
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