I proprietari alle prostitute: «Pochi clienti o c’è troppo caos»

31 Ottobre 2014

Le intercettazioni delle telefonate nel provvedimento di sequestro delle 29 abitazioni sulla costa Qualcuno dà il numero delle ragazze ad un amico: «Vai sul sicuro, ma non dare nell’occhio»

TERAMO. C’è chi dà il numero all’amico «perchè al terzo piano vai sul sicuro» e chi chiede di non dare nell’occhio «perchè poi la gente fa sempre casino»: sono le intercettazioni a squarciare il velo sull’inchiesta che ha portato al sequestro di 29 case affittate alle prostitute tra Martinsicuro e Alba. Perchè se per la Cassazione il proprietario dell’alloggio può essere accusato di favoreggiamento solo se sa quello che avviene, allora ben si intuisce il perchè il tribunale del Riesame abbia allegato decine di intercettazioni nel provvedimento con cui ha accolto l’appello della procura e dato il via ai sequestri.

E’ evidente che non può non sapere quello che avviene nell’appartamento affittato ad una prostituta il proprietario che, su richiesta di un amico, fornisce il numero di cellulare della ragazza. Chiara questa intercettazione: «Una ci sta...se mi dice che ti posso dare il numero, io glielo dico» dice un proprietario ad un amico che gli chiede «subito, se me lo puoi dare subito». Il proprietario gli risponde: «Guarda io te lo devo mandare...però non fare danni... vai su al terzo piano...tranquillo...calmo» e l’altro gli dice: «Delicatissimo... io s... solo, tu lo sai io non faccio danni». Ma per investigatori e inquirenti ancora più eloquente è l’intercettazione tra un altro proprietario e una ragazza.

Alla donna l’uomo fornisce indicazioni su come non dare nell’occhio nel quartiere, raccomandandosi di ricevere pochi clienti. Così inizia la conversazione telefonica dopo che la ragazza chiama per affittare una casa. «Il lavoro è molto», chiede l’uomo, «ma solo pochi clienti perchè sennò mi controllano. Capito? Perchè se quelli si mettono camminando lungo la strada sempre con il telefonico sulle orecchie le altre persone lo vedono e dicono guarda il traffico, guarda che traffico, tutti vanno dalle donne». E nella stessa conversazione intercettata l’uomo dice, riferendosi alle case affittate: «Adesso ci stanno due, tre quattro, cinque in questo mese qua, poi se vieni tu e la tua amica sette». E per i giudici del Riesame «appare oltremodo interessante» un passaggio della telefonata in cui l’uomo fa esplicito riferimento ai soldi percepiti per l’affitto di ogni singolo appartamento: «Ma guarda io gli ho messo la tariffa a tutti quanti quelli che fanno sto lavoro... almeno mi devono dare 20 euro al giorno e le spese di consumo, che fanno 600 euro al mese, perchè non voglio fare più basso prezzo perchè ci sto rimettendo sempre... alcuni non mi pagano, alcuni non pagano i consumi, alcuni scappano...ci rimetto sempre, allora non è così». La procura (l’indagine è del pm Stefano Giovagnoni che ha delegato le indagini alle squadra mobile diretta da Gennaro Capasso) mette insieme il codice penale e la legge Merlin per contestare ai proprietari degli alloggi non solo il favoreggiamento della prostituzione ma anche «l’aver dato in locazione appartamenti allo scopo dell’esercizio della prostituzione». Perchè, ed è questo che fa da filo conduttore alle 199 pagine del provvedimento del tribunale Riesame (presidente del collegio Roberto Veneziano) dopo il primo no del gip alle richieste di sequestro della procura «le circostanze rendono evidente che, nel caso specifico, non si rientri nell’ambito di una di quelle situazioni che la recente giurisprudenza ha classificato penalmente irrilevante sotto il profilo del favoreggiamento, sfruttamento della prostituzione non rilevandosi la mera sporadica concessione in locazione di un immobile ad una singola prostituta, ma al contrario una vera e propria attività di lucro consistente nella sistematica messa a disposizione di almeno 30 appartamenti ad una comunità di donne dedite alla prostituzione in appartamento. Le conversazioni intercettate consentono di apprezzare le reale e consistente portata del fenomeno e di individuare i ruoli che ciascuno ha ricoperto, potendosi distinguere il proprietario locatore dell’immobile». La battaglia ora si sposta in Cassazione.

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