I renziani: «Vittime di bullismo politico»

12 Febbraio 2020

Italia Viva attacca in aula gli ex alleati e il sindaco, che replica: «I vostri trasversalismi tattici non ci appartengono»

TERAMO. «Bullismo politico nel silenzio del sindaco». L’accusa lanciata da Italia Viva risuona nell’aula con la voce di Flavio Bartolini. Il capogruppo renziano, trasmigrato insieme ai civici di ‘Teramo 3.0’ nel partito dell’ex premier, sintetizza in queste parole l’atteggiamento di cui lui e i colleghi Giovanni Luzii e Osvaldo Di Teodoro sono stati vittime nella fase di revisione di maggioranza e giunta. «Siamo diventati il male oscuro», scandisce il consigliere, che evidenzia l’esclusione dagli assessori di Maria Cristina Marroni, destinataria secondo lui di unanimi apprezzamenti anche nel ruolo di vicesindaco. Al fianco di D’Alberto, come numero due dell’amministrazione, siede Giovanni Cavallari grazie all’accordo con i civici provenienti dall’opposizione che, oltre all’ex candidato sindaco di ‘Bella Teramo’, comprende anche Graziano Ciapanna e l’altro ex aspirante primo cittadino Mauro Di Dalmazio. In questo passaggio, a detta di Bartolini, risiede l’incoerenza del «nuovo corso» inaugurato con la ricomposizione della giunta e l’ampliamento politico della maggioranza. «Avete riportato al governo il “modello Teramo” contro cui ci siamo battuti per anni», tuona l’ex Pd, «e lo volete riproporre». La cancellazione di una forza fondatrice della coalizione che ha vinto le elezioni materializza dunque per Bartolini il tradimento del patto che ha portato D’Alberto alla guida della città. «Si è aperta un’immotivata caccia alle streghe», insiste, riferendosi al trattamento riservato da sindaco e alleati a Italia Viva, «i nostri voti non sono mancati alla maggioranza: siamo del tutto estranei agli accordi sul Ruzzo, ma paghiamo da innocenti il fatto di aderire al partito che annovera tra i suoi iscritti il presidente».
Per D’Alberto, però, proprio l’ambiguità dei renziani sulle critiche alla gestione dell’azienda acquedottistica e alla conferma dei suoi vertici è il ‘peccato’ che li tiene fuori dalla coalizione. «C’è omogeneità da parte vostra al percorso che abbiamo avviato contro l’uso politico delle società partecipate?», chiede rivolgendosi a Bartolini, «i trasversalismi tattici non appartengono a questo percorso». Nonostante l’evidente frattura con gli alleati, Italia Viva conferma fedeltà al programma originario dell’alleanza e si dice pronta a sostenere i provvedimenti che saranno in linea con quest’ultimo. «La flessibilità può avere una valenza positiva», replica D’Alberto, «l’apertura al dialogo rimane, ma nella chiarezza».
La seduta, dedicata alle interrogazioni, è stata aperta da un minuto di raccoglimento per i martiri delle foibe. A proporlo è stato Franco Fracassa che ha anche sottolineato l’assenza di rappresentanti del Comune alla cerimonia tenuta lunedì in occasione della Giornata del ricordo. Il sindaco ha chiarito, però, che c’era un accordo con l’associazione dei profughi istriani e dalmati per tenere la celebrazione in data diversa da quella della visita in città del presidente della Repubblica. Al minuto di raccoglimento non ha partecipato in polemica Lanfranco Lancione, uscito dall’aula poco dopo l’appello iniziale. Per la prima volta è stato utilizzato il sistema elettronico di votazione, sperimentato per la ratifica degli ingressi in aula di Berardo De Carolis, Toni Di Ovidio, Vanessa Melozzi e Giovanni Befacchia, che hanno preso i posti di Cavallari, Ilaria De Sanctis, Maurizio Verna e Martina Maranella, nominati assessori.
Presentata anche una mozione del capogruppo del Pd Luca Pilotti per la liberazione di Patrick Zaki, lo studente egiziano dell'università di Bologna imprigionato e torturato nel suo Paese.
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