I ristoratori e il caro bollette: in arrivo ritocchi a menù e prezzi

C’è chi ha eliminato i piatti di lunga cottura e chi decide aumenti sui listini a rischio di perdere clienti Qualcuno pensa a tagli al personale, i più previdenti hanno contratti di fornitura a prezzo bloccato
TERAMO. Il caro energia sta mettendo nuovamente in crisi il settore della ristorazione nel Teramano, ancora reduce dalla stangata dell’inverno scorso, dovuta al massiccio rialzo dei contagi a fine anno. Dopo un’estate che non ha brillato per i consumi rispetto agli anni precedenti, ma che tutto sommato si è rivelata soddisfacente, soprattutto in termini di presenze, le bollette da capogiro e i rincari da incubo sulle materie prime, stanno avendo pesanti conseguenze sui ristoratori, che si dicono preoccupati in vista dell’arrivo della stagione più fredda.
Un cambio di menù con lo stop a brasati e a lunghe cotture, è la soluzione per sopperire al caro energia, che si è inventata Marcello Schillaci, titolare della storica “Cantina di Porta romana” al centro di Teramo. Afferma Schillaci: «Ho subìto gli aumenti alla pari degli altri colleghi: sono passato da bollette con importi di 600 euro, a dover pagare fino a 2000 euro, in pratica oltre tre volte in più. Ho deciso così di cambiare strategia nel menù, prediligendo e consigliando al cliente prodotti che necessitano di un minore tempo di cottura e quindi un più basso consumo di energia, come gli antipasti e i primi piatti. L’aspetto caratteristico dell’antica cucina viene un po’ penalizzato, tuttavia i clienti rimangono sempre soddisfatti».
Soffre della mazzata del caro bollette anche una storica attività come il ristorante “Al tizzone” di Torricella Sicura: la titolare Isolina Santori non esclude, a malincuore, un inevitabile aumento dei prezzi: «Le ultime bollette sono più che raddoppiate rispetto allo scorso anno», riferisce, «e ci troviamo piuttosto spiazzati di fronte a questa situazione: la prima cosa che faremo sarà quella di ritoccare i prezzi in eccesso, e ci dispiace perché potrebbe farci perdere una fetta di clientela. Ci rendiamo conto che questa situazione la stanno vivendo tutti, e non investe solamente il nostro settore; stiamo risparmiando anche un po’ sul personale, che peraltro in questo periodo di crisi è ancora più difficile da trovare».
In Val Vibrata, a Corropoli, il responsabile del noto ristorante “La locanda della tradizione abruzzese” Marco Iachini racconta in che modo sta fronteggiando il caro energia: «Riguardo le bollette, ci siamo assunti il rischio di stipulare un contratto a prezzo bloccato con una società di fornitura energetica e finora riusciamo a reggere bene gli aumenti; ciò che invece ci sta penalizzando sono i rincari legati alle materie prime, alcuni in maniera davvero esagerata e non se ne comprendono i motivi. È una speculazione ingiustificata».
A Roseto Luca Foschi, co-titolare di due ristoranti (Bolla e Bollamare) la vede così: «Per mantenere entrambe le attività aperte occorre, a malincuore, tagliare il personale. Ma attuando questa strategia c’è meno gente che lavora e di conseguenza si incassa di meno, perché c’è meno gente che spende. Ho aumentato i prezzi ma di pochissimo, perché oltre ad essere una misura ingiusta può rivelarsi anche controproducente».
Infine c’è chi spera in un intervento incisivo da parte del nuovo governo. Così Paolo Di Gregorio, titolare del ristorante di pesce “Lucia” situato a Giulianova: «La preoccupazione dovuta all’innalzamento delle bollette c’è, mentre l’aumento dei costi delle materie prime riusciamo ad attutirlo meglio, più d’estate che d’inverno a dire il vero. Auspico un intervento concreto da parte dell’Europa e del nuovo governo che andrà a formarsi per fronteggiare seriamente questa situazione, che mi auguro sia soltanto temporanea: voglio essere ottimista».
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