I ristoratori: «Non faremo i poliziotti»

Via alla certificazione obbligatoria per sedere ai tavoli al chiuso. Ecco i commentI dei titolari dei locali raccolti in città
TERAMO. «Ci adeguiamo, ma non faremo i poliziotti»: è questa la sintesi degli umori dei ristoratori teramani, che da ieri sono alle prese col controllo del Green pass per i clienti che vogliono consumare pasti e bevande all'interno dei locali. La nuova normativa impone ai cittadini il possesso della certificazione per l'accesso a numerosi luoghi e servizi, dai musei agli spettacoli, compresi bar, pizzerie e ristoranti. A Teramo gli esercenti sono pronti, o quasi: molti hanno già scaricato su tablet e smarphone l'app “Verifica C19”, che consente di accertare l'autenticità della certificazione verde mostrata dal cliente e verificare così che l'intestatario abbia i requisiti necessari per accedere nei locali al chiuso. Qualcuno, invece, ancora non l'ha fatto perché sfrutta ancora gli spazi all'aperto per pranzi e cene. Tutti, però, si dicono pronti ad accollarsi questa ulteriore responsabilità pur non condividendola nei modi.
Giulio Mercante, titolare del Des Artistes di piazza Martiri della Libertà, ieri mattina era già pronto con l'applicazione scaricata sui dispositivi in dotazione a tutto il personale: «Anche se al momento il lavoro si svolge quasi tutto all'esterno, siamo già operativi per la verifica del Green pass. Ci sono clienti che preferiscono pranzare all'interno per la presenza di aria condizionata e noi siamo pronti già da oggi ad accoglierli in sicurezza». C'è chi ancora non ha l'app ma si sta organizzando: è il caso di Marco Falconi, titolare dell'Iskra in via Mario Capuani, che non nasconde la sua perplessità sulla scelta attuata dal Governo. In particolare, pur nel rispetto delle regole, lo storico barista teramano è chiaro su un punto: «Non faccio il poliziotto: chiederò il pass ma nulla di più. Anche perché mi sembra un controsenso il fatto che un cliente possa consumare al bancone senza certificato, mentre deve averlo per sedersi al tavolo», spiega Falconi. Grande rigore per il rispetto delle norme ma anche forte disappunto per le modalità scelte dal Governo arrivano dai titolari delle Arcate, tavola calda di via Giannina Milli, Loredana Cordone e Mauro Michini: «Chi entra prende il vassoio, sceglie cosa mangiare e quando arriva in cassa deve mostrare il Green pass: io ho l'app già installata, verifico e poi il cliente si può sedere», spiega Michini che fa sua la critica al fatto che al bancone il certificato non serva mentre al tavolo sì, e sottolinea come sia l'ennesima responsabilità caricata sulle spalle dei ristoratori. «Noi le regole le vogliamo rispettare, ma perché darci anche questa incombenza? Bene spingere le persone a vaccinarsi, ma non usando noi ristoratori come controllori», aggiunge Cordone. Questo aspetto viene ribadito anche da Marcello Schillaci, titolare della cantina di Porta Romana, che ritiene la verifica all'ingresso dei ristoranti una misura eccessiva poiché «sono proprio i ristoranti i posti più sicuri, viste le tante norme che dobbiamo rispettare sin dall'inizio della pandemia, a differenza di altri luoghi. A partire dai mezzi pubblici di trasporto. Sarebbe più corretto rendere obbligatorio il vaccino piuttosto che dare ai ristoratori questo ennesimo compito così gravoso. Non mi sento un poliziotto, ma mi toccherà farlo con grande difficoltà. E non lo trovo giusto», conclude Schillaci.
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