I ristoratori teramani pronti a chiedere i danni al Governo

Oggi un incontro tra gli esercenti a Giulianova, il progetto è di fare una causa collettiva «Ci tengono chiusi in modo ingiustificato e ci hanno dato ristori del tutto insufficienti»
GIULIANOVA. I ristoratori del Teramano scendono sul piede di guerra e chiedono con forza ciò che è stato loro negato finora. Diversi titolari di attività per la somministrazione di alimenti, in particolare i ristoranti costretti dai Dpcm a lunghe chiusure o aperture a singhiozzo, hanno deciso di coalizzarsi e di intraprendere una “class action” – ovvero un’azione legale collettiva – nei confronti del Governo italiano. I provvedimenti assunti di volta in volta dalle autorità centrali non solo avrebbero impedito alle singole imprese di lavorare anche con le dovute protezioni e distanziamenti, ma non avrebbero garantito neanche gli attesi ristori. Chi ha incassato devoluzioni ha potuto contare al massimo sul 30% del fatturato dell’anno precedente mentre le spese per le utenze, i fitti passivi e le imposte sono rimaste identiche. C’è anche chi lamenta di aver dovuto sborsare fior di euro per la Tari pur non avendo prodotto rifiuti a causa delle chiusure o averne prodotti molti meno.
È per questo che un buon numero di ristoratori, al momento circa 15, ha deciso di incontrarsi oggi, alle 17, nei locali del Nova Vita Beach, sul lungomare Zara di Giulianova. Hanno aderito, oltre a diversi ristoratori del posto, esercenti di altre località teramane, in particolare della costa. L’idea è nata da un confronto serrato tra il presidente dell’associazione Aria, Valerio Di Mattia, titolare del ristorante Il Palmizio di Alba Adriatica, e Paolo Giorgini, titolare del Nova Vita Beach. I due già si conoscono da tempo e sono gli stessi che nel 2019, sul porto di Giulianova, diedero vita alla manifestazione “Prima secca” assieme all’Ente porto. Lo stesso Giorgini, assessore del Comune di Giulianova, commenta: «Il nostro settore è stato completamente abbandonato sotto l’aspetto dei ristori. Siamo in attesa di riconoscimenti che forse non arriveranno mai. Così vorremmo tentare la via della class action». Di Mattia, nell’invito diramato, scrive: «Cari colleghi, come sappiamo la ristorazione attraversa un periodo assai difficoltoso. Il senso di responsabilità ci ha spinti ad adeguare le nostre aziende a tutte le necessità richiesteci per contenere la pandemia e lavorare in assoluta sicurezza. Tutto questo però non è bastato. A quasi un anno dal primo lockdown il nostro settore sconta più di tutti gli altri chiusure continue e reiterate, spesso non comprensibili fino in fondo. Raccolgo per questo motivo proprio in questi giorni l’iniziativa dell’associazione dei ristoratori Aria che ha deciso di farsi promotrice di una class action atta ad approfondire in sede giudiziaria la legittimità delle chiusure e l’opportunità di pervenire a risarcimenti circa i danni economici subiti dal settore. Vi invito pertanto ad approfondire il tema e valutare liberamente l’opportunità di partecipare all’iniziativa».
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