I Santoleri al Riesame per chiedere la libertà

19 Marzo 2018

L’omicidio della pittrice a Giulianova. Settimana decisiva per padre e figlio in carcere con l’accusa di aver ucciso la donna e di aver gettato il corpo

GIULIANOVA. Il ricorso ai giudici del Riesame che dovranno esprimersi sulla scarcerazione e l’arrivo della seconda ordinanza d’arresto dopo il passaggio del caso dalla Procura di Ancona a quella di Teramo: quella che si apre oggi si annuncia una settimana decisiva per Giuseppe e Simone Santoleri. L’ex marito e figlio della pittrice teatina Renata Rapposelli da due settimane in carcere con l’accusa di aver ucciso la donna e di averne nascosto il cadavere in una scarpata di Tolentino.
Secondo inquirenti e investigatori marchigiani l’hanno uccisa quel 9 ottobre dell’anno scorso quando la donna si è recata nella loro abitazione giuliese con un treno partito da Ancona. E’ successo al termine di una lite scoppiata per questioni economiche, in un contesto familiare di rancore e odio. Poi i due, sempre secondo l’accusa, hanno chiuso il cadavere in una grossa busta, lo hanno nascosto in macchina per qualche giorno, coperto con un grosso scatolone e trasportato fino a Tolentino per liberarsene gettandolo in una scarpata. Ad incastrarli, sostiene l’accusa, le immagini catturate da una telecamera a Porto Sant’Elpidio, intercettazioni ambientali e telefoniche, depistaggi e falsi alibi dei due. Ma per i difensori Alessandro Angelozzi, Gianluca Reitano e Gianluca Carradori «i fotogrammi delle telecamere sono talmente sfocati che è veramente difficile identificare la macchina di padre e figlio. Si vede solo una macchina bianca e basta. Per quanto riguarda le intercettazioni ambientali si tratta di frasi estrapolate da un contesto e che quindi possono dire tutto e niente». Nel ricorso, inoltre, particolare attenzione anche alla mancanza di una consulenza sulle celle telefoniche che in quelle ore del 9 ottobre hanno agganciato il cellulare della donna. Gli inquirenti dorici, tra falsi alibi e depistaggi messi in capo a padre e figlio, puntano su un elemento tecnico: ovvero il fatto che alla 15.39 di quel 9 ottobre il cellulare della donna agganci il ponte in via Galilei, la strada in cui si trova la casa dei Santoleri.
Scrive il gip di Ancona Carlo Cimini a pagina 18 dell’ordinanza: «Accanto alle testimonianze (precise, dettagliate, disinteressate e riscontrate) vi è il dato incontrovertibile che il cellulare della Rapposelli, alle ore 15.39 del 9 ottobre 2017 non era localizzato lungo la direttrice Giulianova-Ancona, ma agganciava ancora il ponte sito a Giulianova in via Galilei, posizionato sulla stessa via dove abitano i Santoleri, a circa 240 metri di distanza». Per l’accusa circostanza non di poco conto che smentisce la ricostruzione di padre e figlio: quella che intorno alle 14 di quel giorno, dopo una lite in casa con la donna, Giuseppe avrebbe accompagnato l’ex moglie fino a Loreto dove poi l’avrebbe lasciata.(d.p.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.