I Santoleri davanti al Riesame Udienza tra una settimana

13 Aprile 2018

GIULIANOVA. È stata fissata per giovedì prossimo, il 19 aprile, l'udienza in cui i giudici del tribunale del Riesame dell’Aquila discuteranno il ricorso presentato per chiedere la scarcerazione di...

GIULIANOVA. È stata fissata per giovedì prossimo, il 19 aprile, l'udienza in cui i giudici del tribunale del Riesame dell’Aquila discuteranno il ricorso presentato per chiedere la scarcerazione di Giuseppe e Simone Santoleri. Da oltre un mese padre e figlio sono detenuti nel carcere di Castrogno con l'accusa di omicidio volontario aggravato e sottrazione di cadavere per la morte della 64enne pittrice teatina Renata Rapposelli, scomparsa da casa il 9 ottobre scorso e ritrovata un mese in una scarpata di Tolentino, sulla riva del fiume Chienti. Padre e figlio residenti a Giulianova sono stati arrestati lo scorso 6 marzo su ordinanza di custodia cautelare del gip di Ancona che, dopo aver firmato la misura, si è dichiarato territorialmente incompetente rinviando gli atti a Teramo visto che secondo la Procura dorica la donna è stata uccisa a Giulianova nel giorno in cui si è recata a far visita all’ex marito e al figlio. Da qui, dunque, dopo la trasmissione degli atti a Teramo la richiesta di arresto bis del pm Enrica Medori e la nuova ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Roberto Veneziano che ha raggiunto i due nel carcere teramano.
Secondo inquirenti e investigatori, dunque, Giuseppe e Simone hanno ucciso la donna il 9 ottobre dell’anno scorso quando lei si è recata nella loro abitazione giuliese. Lo hanno fatto al termine di una lite scoppiata per questioni economiche, in un contesto familiare di rancore e odio. Poi i due, sempre secondo l’accusa, hanno chiuso il cadavere in una grossa busta, lo hanno nascosto in macchina per qualche giorno, coperto con un grosso scatolone e trasportato fino a Tolentino per liberarsene gettandolo in una scarpata. Ad incastrarli, sostiene l’accusa, le immagini catturate da una telecamera a Porto Sant’Elpidio, intercettazioni e falsi alibi. Ma per i difensori (gli avvocati Gianluca Carradori, Gianluca Reitano e Alessandro Angelozzi) immagini e intercettazioni non provano il coinvolgimento dei due nel delitto. (d.p.)
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