I sindaci: il Rally d’Abruzzo si deve fare

22 Agosto 2018

I primi cittadini di Torricella, Rocca Santa Maria e Valle Castellana contestano il divieto del Parco: «È un atto d’imperio»

TERAMO. Il no del Parco al Rally d’Abruzzo trova il sostegno delle associazioni ambientaliste, ma scatena le ire dei Comuni montani interessati alla corsa bloccata. Dopo la mancata autorizzazione da parte dell’ente di gestione dell’area protetta del Gran Sasso-Laga a due prove speciali su tre della gara in programma dal 7 al 9 settembre, si mobilitano i sindaci di Torricella, Rocca Santa Maria e Valle Castellana. Daniele Palumbi, Lino Di Giuseppe e Camillo D’Angelo oggi incontreranno il presidente del Parco Tommaso Navarra per esprimergli il loro disappunto per il no al rally.
PER I COMUNI È SÌ. Più che un tentativo di mediazione quello dei sindaci sarà un atto di rivendicazione di competenze sulla scelta di non autorizzare il transito della corsa sui loro territori. Almeno a sentire Palumbi. «Chi decide? Un burocrate ventisettista?», attacca il primo cittadino torricellese, «i Parco deve fare il suo lavoro, ma anche chi è stato eletto dal popolo rappresenta una voce significativa». Il diniego, inatteso, è interpretato dunque come un «atto d’imperio» che non è piaciuto ai sindaci. «Ci potevano sentire prima che un dipendente del Parco dicesse no a un evento rilevante giù avallato da Provincia e altri Comuni». Alle contestazioni di metodo seguono quelle di merito sul diniego motivato dal fatto che le due prove speciali avrebbero attraversato per tre chilometro un “Sic”, sito d’interesse comunitario sottoposto a vincoli. «Il passaggio delle auto disturberebbe la fauna», insiste Palumbi, «ma stiamo parlando di una strada provinciale, non interdetta al traffico, su cui passano tutti». La mancata autorizzazione, insomma, per il sindaco di Torricella configura un paradosso che rischia di penalizzare i territori montani. «Dal Parco non abbiamo ricevuto mai un euro, solo rifiuti», tiene a evidenziare Palumbi che batte sull’importanza per le aree interne di un evento come il Rally d’Abruzzo. Il suo Comune ha già deliberato un investimento di 2mila euro sulla manifestazione, a cui ne aggiungerebbe altri 2mila più 4mila messi a disposizione di un privato. «In tutto abbiamo impegnato 8mila euro», osserva il primo cittadino, «capisco anche gli ambientalisti che vogliono difendere gli animali, ma bisogna dare il giusto peso alle cose: abbiamo lamentele continue per i cinghiali».
ATTO DOVUTO. Per il Wwf e Mountain Wilderness sono comprensibili le difficoltà che il diniego da parte del Parco ha creato agli organizzatori della gara. Secondo loro, però, si tratta di un «atto dovuto». Le due associazioni, infatti, sottolineano che «il percorso ipotizzato interessava aree di assoluto pregio naturalistico che l’Ente parco ha il dovere di tutelare, applicando le normative fortunatamente vigenti a livello nazionale ed europeo». Rumore e scarichi delle auto avrebbero disturbato la fauna e i turisti di passaggio nella zona. A detta di Wwf e Mountain Wilderness, tra l’altro, l’istruttoria degli uffici del Parco sulla richiesta di attraversamento delle zone in questione, depositata il 31 luglio, è stata celere. «Probabilmente se l’organizzazione si fosse confrontata con l’ente sulle tappe prima di definirle», affermano, «si sarebbe potuto individuare un percorso alternativo capace di coniugare le esigenze sportive con quelle della conservazione che all’interno di un parco devono essere sempre al primo posto».
STRATEGIE. Le due associazioni pongono anche una questione strategica sul rilancio delle aree interne che soffrono di spopolamento e crisi economica accentuati dall’emergenza sisma. «Qualsiasi iniziativa tesa a dare vitalità a questi luoghi è importante», affermano, «ma si deve anche avviare una programmazione di più ampio respiro che tenga conto della vocazione di questi luoghi: quella della valorizzazione del territorio attraverso la sua attenta conservazione». Eventi sporadici o poco consoni a un’area protetta non servono. «Si deve al contrario puntare sulle particolarità di queste aree, offrendo ai turisti iniziative semplici, immerse nella natura con possibilità di vivere esperienze ed emozioni diverse da quelle che si possono provare in una qualsiasi città».
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