I sindaci: il Ruzzo cambi rotta o si schianterà

17 Luglio 2020

D’Alberto e altri 7 primi cittadini: «Il costo del personale è aumentato troppo, serve un nuovo piano»

TERAMO. Riscrivere il piano industriale del Ruzzo sotto forma di piano di risanamento e operare un cambio di rotta, da parte dell'attuale cda, rispetto a una modalità di gestione della società «che se continua così, con l'aumento esponenziale dei costi di gestione e del personale, ci farà schiantare contro un iceberg». È quanto chiedono i sindaci di Teramo, Mosciano e Bellante insieme ai colleghi di Castelli, Controguerra, Crognaleto, Torano Nuovo e Sant'Omero, che nel corso dell'ultima assemblea hanno presentato una mozione e che ieri, per bocca dei primi cittadini Gianguido D'Alberto, Giovanni Melchiorre e Giuliano Galiffi, hanno chiarito la propria posizione.
«Voglio essere chiaro», ha dichiarato il sindaco di Bellante Melchiorre, «nessuno di noi ha un risentimento personale e politico nei confronti dell'attuale cda. La nostra volontà è sempre stata solo quella di offrire il nostro contributo di idee rispetto a una necessaria revisione del piano industriale e alla modalità di governance. Per questo abbiamo prodotto in assemblea un documento che riguarda l'aumento dei costi del personale, l'aumento dei crediti e dei debiti e una serie di rilievi critici emersi da parte dell'Ersi». Ersi che, ha continuato Melchiorre, «si è spinto a dire che se le cose dovessero rimanere in questa maniera c'è la possibilità che nel 2023, alla scadenza dell'affidamento, non darà parere favorevole al rinnovo dell'affidamento del servizio idrico alla Ruzzo Reti».
Da qui la necessità di un cambio di rotta evidenziata sia dal sindaco di Mosciano Galiffi che da D'Alberto. «Nessuno vuole riscrivere la storia, come ha detto il presidente della Provincia», ha commentato il primo cittadino di Teramo, «le responsabilità della situazione di crisi del Ruzzo sono negli atti che si sono susseguiti negli anni. La domanda che oggi ci dobbiamo porre è se l'attuale modalità di gestione è adeguata ad affrontare la situazione. Il documento che abbiamo presentato rappresenta una grande apertura di credito, perché nello spiegare i motivi per cui non abbiamo potuto votare il bilancio invita a riscrivere tutti insieme un piano di risanamento». Un'apertura di credito che però, precisa D'Alberto, non è illimitata. «Ci sono 700mila euro in più di costo del personale tra 2018 e 2019», ha concluso D'Alberto, «tre milioni in più rispetto al costo del 2011 che rappresenta il parametro della tariffa. Questo vuol dire che il costo del personale si sta scaricando e continuerà a scaricarsi sulla tariffa. Noi la società la vogliamo salvare e per questo, se il piano industriale non sarà riscritto immediatamente, assumeremo determinazioni diverse. Perché se si prosegue con questa modalità di gestione, andremo a schiantarci contro un iceberg».
Alessia Marconi
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