I tre anni difficili alla guida del Pescara

2 Giugno 2014

Il ricordo del direttore sportivo Iaconi: era squisito, le sue doti morali e sportive non sono state capite

TERAMO. Pescara calcio, un’avventura certamente esaltante per Paterna, ma per certi versi sfortunata. Un periodo, quello trascorso da Paterna alla guida del sodalizio adriatico, contraddistinto da campionati non esaltanti e da alcuni dissidi con la tifoseria biancazzurra. Paterna aveva acquisito la titolarità del Pescara in seguito alla cessione operata dall'ex storico presidente Pietro Scibilia: un compito non facile, quello di bissare il successo conseguito dal commendatore, il quale aveva portato il Pescara, nell'arco di 18 anni, per due volte in serie A. L'avventura di Paterna nel mondo del calcio si concluse dopo 3 anni, quando il presidente cedette il Pescara a Max Pincione.

All’epoca uno dei suo più stretti collaboratori era il direttore sportivo Andrea Iaconi, che lo ricorda con molto affetto. «Ricorso una persona squisita», dice, «che in un momento delicato del Pescara si è trovato a fare il presidente. Fondamentalmente non è stato capito, non è stato apprezzato per le sue qualità morali e sportive. Lui voleva costruire una squadra per la serie A, ma alcuni problemi legati alle aziende l’hanno fermato. Con lui ho avuto uno splendido rapporto, ho frequentato anche la sua famiglia». Iaconi ricorda la difficile decisione «di cedere Calaiò, capocannoniere della serie B, al Napoli: non se l’è mai perdonato, ma era una questione di bilancio». (a.f.)

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