I tre dissidenti non ci stanno «Vogliamo risposte subito»

13 Maggio 2017

TERAMO. I dissidenti storcono il naso. L'indicazione del 6 giugno come data del consiglio irrita Alfredo Caccioni, Vincenzo Falasca e Domenico Sbraccia. I tre consiglieri che, in dissenso con il...

TERAMO. I dissidenti storcono il naso. L'indicazione del 6 giugno come data del consiglio irrita Alfredo Caccioni, Vincenzo Falasca e Domenico Sbraccia. I tre consiglieri che, in dissenso con il riallargamento della giunta a nove assessori, hanno preso le distanze dall'amministrazione lasciandola senza numeri per governare, sono disposti ad aspettare qualche giorno, non di più. «Chiederemo un incontro al sindaco per la prossima settimana nel quale verificheremo l'accoglimento delle nostre richieste», spiega Caccioni, «altrimenti valuteremo se firmare la mozione di sfiducia».
L'allungamento dei tempi non piace ai dissidenti, ma al di là della data in cui si terrà il consiglio attendono da Brucchi una risposta in tempi brevissimi sulla proposta di riduzione ai sei degli assessorati e su una relazione più stretta con i consiglieri che metta da parte i cosiddetti "capibastone". «Non possiamo arrivare a giugno, altrimenti diventa una barzelletta», sintetizza Sbraccia, «il sindaco deve dirci cosa intende fare, non si può andare avanti a tozzi e bocconi». A infastidire Falasca è soprattutto il richiamo, emerso nella conferenza dei capigruppo, al fatto che non ha ancora formalizzato insieme a Caccioni la sua uscita da "Futuro in". «Sono stanco, si continua a non voler capire quale problema ho posto», scandisce, «ho chiesto una relazione più diretta con il sindaco da parte dei consiglieri, senza la mediazione dei boss, per fare in modo che siano più liberi di esprimere il loro pensiero». Falasca sottolinea di non poterne più di tatticismi e formalismi. «Se non ci sarà un'amministrazione capace di affrontare i cinque o sei punti prioritari per la città», conclude, «è meglio il commissariamento».
Un chiarimento arriva anche da Raimondo Micheli, che l'opposizione ha riavvicinato alla maggioranza per il voto favorevole alla convocazione del consiglio per il 6 giugno. «Non ho fatto da sponda a nessuno», chiarisce il consigliere di Fdi-An, «è stata solo fissata la data della seduta». Micheli ammette che questa scadenza concede respiro al sindaco per risolvere la crisi. «Sarà anche un modo per prendere tempo, ma il problema resta suo», spiega, «non strumentalizzo una situazione del genere e non mi schiero accanto a Pd e Movimento 5 stelle». (g.d.m.)
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