I volontari in Moldavia: «Questo è l’inferno delle baby prostitute»

L’associazione Kerjgma raccoglie aiuti da tutta la provincia diretti alle campagne del Paese dell’Est Il presidente, appena tornato, racconta la storia di una 13enne rapita e stuprata per tre mesi
TERAMO. Si può aiutare il prossimo in tanti modi, tutti importanti. Ma c’è un modo in cui metti in gioco te stesso, affronti le tue paure, immergendoti in realtà che è difficile anche solo immaginare. Sergio D’Ascenzo, infermiere all’ospedale di Teramo e presidente dell’associazione Kerjgma ha scelto il secondo modo. E così, da poco tornato dalla spedizione in Moldavia, racconta storie di dolore e di abiezione, ambientate in una terra lontana nello spazio ma, alla fine, anche nel tempo.
«Andare nelle campagne della Moldavia è per certi versi come tornare indietro all’Italia di 60-70 anni fa, in termini di povertà e arretratezza. Ma per altri aspetti è peggio. Sono tantissime le bambine rapite e indotte alla prostituzione. Vanno a scuola e non tornano a casa. E nessuno fa nulla. In un Paese in cui regna la corruzione nessuno interviene. E anche le famiglie che perdono una bambina sono in un certo qual modo rassegnate, anche perchè non hanno strumenti per difendersi», esordisce D’Ascenzo, che ha creato un esteso gruppo di benefattori esteso a tutta la provincia.
Il presidente racconta di una ragazzina di 13 anni che chiama Elisa, con un nome di fantasia. I genitori un giorno non hanno visto più Elisa tornare a casa da scuola. Nelle campagne in Moldavia la scuola dista anche chilometri dalle case, e non c’è nemmeno l’idea degli scuolabus. Bambini, ragazzi e maestre fanno a piedi parecchi chilometri, anche nella neve.
E in questo tragitto Elisa, 13 anni, è stata rapita. Alcuni testimoni raccontano di un’auto, con quattro uomini a bordo, che l’ha caricata, in pieno giorno. Altri genitori avrebbero vissuto il dramma disperandosi, certo, ma alla fine rassegnandosi davanti al muro di una polizia corrotta e allo strapotere di una malavita che vede nella prostituzione minorile la maggiore fonte di guadagno. Ma loro no. Hanno venduto tutte le poche cose che avevano e hanno deciso di sfidare il mostro con le sue armi. Hanno corrotto un politico e tre mesi dopo la sparizione sono riusciti ad riavere Elisa a casa. «La ragazza è tornata in una sorta di stato di trans, era fuori della realtà, ferita nel profondo», racconta D’Ascenzo, «ha raccontato che l’hanno portata in un capannone dove una trentina di uomini, “fatti” di cocaina, la stupravano a turno. Tutti i giorni veniva stuprata e picchiata. Le ripetevano continuamente che se non era in grado di soddisfare un uomo valeva zero. E alla fine, con una sorta di lavaggio del cervello, anche lei ha cominciato a ripetere questa frase. Quando sono andati a riprenderla, lei è uscita dalla cella e ha visto che nel capannone c’erano decine di celle come la sua, con altrettante ragazzine. Il racconto è stato confermato da altre che sono riuscite a scappare. Lei è profondamente provata, e non basta l’amore dei genitori per farla uscire dal baratro. Le servirebbe un supporto psicologico, ma non se ne parla nemmeno. Per le altre bambine che non sono state salvate il destino è essere avviate alla prostituzione anche all’estero. Ecco, questa storia è una delle cose che mi porto dentro con maggior sofferenza».
E D’Ascenzo, con il ristretto gruppo di collaboratori che da sette anni, due volte all’anno, porta in Moldavia interi Tir di aiuti umanitari, di esperienze forti ne ha vissute tante. Kerjgma, nata nell’ambito della comunità evangelica, collabora con Emanuele e Claudia, due romeni che da vent’anni vivevano a Roma e che, vista la situazione di quella zona, hanno chiuso la loro impresa e hanno fondato una associazione in Romania, vicini al confine con la Moldavia, da cui partono costantemente aiuti umanitari. «L’obiettivo è arrivare nelle campagne in cui non ci sono risorse, in cui l'alcolismo è una piaga sociale altissima. Ci sono donne che allevano i bambini nella miseria più nera. Per quasi tutte le donne la strada segnata è sposare un alcolizzato e cercare di fare di tutto per far sopravvivere i propri figli. O essere rapite e avviate da giovanissime alla prostituzione», osserva amaramente D’Ascenzo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

