Idea ex Consorzio agrario per sistemare le superiori

6 Ottobre 2024

Ma ci vuole il sì del prefetto, che stava per trasferire gli uffici in quell’edificio

TERAMO. Se è stato difficile accettare il sequestro di uno dei palazzi-simbolo della città, tanto che nessuna istituzione cittadina è rassegnata a vederlo chiuso e tutti ribadiscono che la priorità è riaprire al più presto convitto e liceo Delfico in piazza Dante, ora è ancora più difficile dare una sistemazione adeguata ai 1.200 studenti rimasti senza aule. Sarebbe stato difficile anche con tutti gli edifici scolastici disponibili, figuriamoci in una città che da otto anni ha perso per il sisma due scuole storiche del centro (Savini e San Giuseppe) e una della prima periferia (l’Ipsia Marino), più altre minori.
I PIANI PER GLI STUDENTI
Un piano certo e condiviso per tutti gli ordini di scuola ancora non c’è, ci sono abbozzi di piano che procedono paralleli gli uni agli altri. Il Comune fa sapere di stare «proseguendo tutte le attività di verifica, coordinate dagli assessori Marco Di Marcantonio e Miriam Tullii, finalizzate al trasferimento provvisorio degli studenti di elementari e medie (del convitto, ndr) alla De Jacobis e alla San Berardo». Trasferimento che dovrebbe avvenire nel corso della prossima settimana. Più complesso il discorso per le superiori, la cui sistemazione pare legata in gran parte alla risposta del prefetto alla richiesta del presidente della Provincia. Camillo D’Angelo è certo: «Se il prefetto rinvia di due mesi il trasloco dei suoi uffici all’ex Consorzio agrario, evitiamo i turni pomeridiani: riusciamo a sistemare tutte le classi di mattina tra Pascal, Forti, università ed ex Consorzio». La risposta di Fabrizio Stelo si conoscerà domani, essendo previsto un vertice in prefettura sul caso Delfico. Intanto Flavio Bartolini, il consigliere provinciale delegato a istruzione ed edilizia scolastica, ieri ha fatto così il punto: «Questa mattina iniziano in contemporanea i lavori al Pascal e al Forti. Lavori che si effettueranno su più turni giornalieri e serali da più ditte. Lavoreranno anche sabato e domenica. Dopo i Iavori, 3-4 settimane al massimo, la Provincia di Teramo metterà a disposizione dei dirigenti scolastici un totale di 25 aule, mentre dalla prossima settimana avremo a disposizione l’istituto Milli e la sede del liceo Einstein di viale Bovio per svolgere lezioni pomeridiane. Non è sufficiente per ospitare tutti gli studenti. Abbiamo bisogno di altre 29 classi. La migliore soluzione percorribile è Io stabile dell’ex Consorzio agrario in viale Mazzini. Altrimenti dovremmo spezzettare gli indirizzi scolastici in diversi edifici. C’è il rischio di compromettere fortemente l’organizzazione scolastica e quindi la didattica. E dopo anni con pandemia Covid e sisma non possiamo permetterlo».
L’IDEA PER I CONVITTORI
Ieri mattina si è svolta una riunione tra Comune, Provincia, Ater e Protezione civile al termine della quale il sindaco Gianguido D’Alberto ha affermato: «C’è il sì di massima a utilizzare gli appartamenti di via Balzarini per i convittori (circa 60 ragazzi, ndr)». Si tratta dei “famigerati” alloggi acquistati dalla Regione con soldi della Protezione civile per far fronte all’emergenza abitativa post-sisma che interessava gli inquilini Ater, e finiti in mezzo a un turbine di polemiche per i costi spropositati delle utenze condominiali e altri problemi, tanto che diverse famiglie di sfollati hanno preferito andarsene. Ora, a quanto pare, queste case vengono improvvisamente “riabilitate”. Il sopralluogo eseguito venerdì pomeriggio da D’Alberto con la presidente Ater Maria Ceci e la preside del convitto Daniela Baldassarre ha dato esito positivo. Nel corso dell’incontro di ieri è stata verificata la fattibilità giuridico-amministrativa dell’operazione evidenziando il legame tra il sisma e il provvedimento che ha portato al sequestro del Delfico, e il sindaco ha ringraziato Ater e Protezione civile per la disponibilità dimostrata. La Provincia adesso provvederà ad avanzare la relativa richiesta, poi bisognerà stilare una convenzione con i reciproci impegni. La grande domanda, al momento non ancora posta, è: chi pagherà quelle carissime utenze condominiali?
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