Il braciere acceso in casa: in 2 uccisi dal monossido

Vittime una teramana e un gambiano nella palazzina popolare abbandonata
TERAMO. Un nastro bianco e rosso a segnare il confine con gli invisibili, con corpi che prima erano persone e poi solo nomi su qualche verbale. Perché la differenza è fatta di un niente difficile da dimenticare in questi palazzoni disabitati di via Longo dove si entra solo per sopravvivere. Al freddo, agli altri. Così come facevano Alessia Sardella, teramana di 46 anni, e Ablie Ceesay, 26 anni compiuti da nemmeno un mese, gambiano senza fissa dimora da qualche tempo arrivato nel capoluogo. Due vite ai margini di tutto, finite per sempre a causa delle esalazioni di monossido sprigionate da un braciere di fortuna acceso per riscaldarsi qui dove non bastano porte sbarrate a lasciare fuori gli invisibili. Li hanno trovati nella notte tra mercoledì e giovedì, ma un primo accertamento medico legale fatto in attesa dell’autopsia ha già stabilito che la morte risale a 48 ore prima, ovvero alla notte tra lunedì e martedì.
E chissà per quanto altro tempo sarebbero rimasti lì se dopo la mezzanotte di mercoledì due giovani pakistani senzatetto, anche loro in cerca di riparo nelle case disabitate di via Longo, non fossero entrati in quelle stanze allarmati da un principio d’incendio.
La donna è stata trovata con la faccia nel braciere e quindi con delle ustioni, mentre l’uomo a poca distanza. Vicino ai corpi un vecchio materasso e alcune coperte. Non si esclude che i due abbiano accusato dei malori e abbiano cercato di uscire svenendo a poca distanza l’uno dall’altra proprio a causa delle esalazioni e con la donna finita con il volto nel braciere. E proprio queste ferite inizialmente hanno fatto pensare anche a un’aggressione culminata con un femminicidio. Ipotesi ben presto scartata dopo un attento esame dei corpi. Tutto il resto arriverà dall’autopsia che il pm di turno Davide Rosati (intervenuto in nottata sul posto con i carabinieri della compagnia e del nucleo operativo) già nella giornata di oggi affiderà al medico legale Giuseppe Sciarra anche lui giunto in nottata sul posto. Per ora il fascicolo dell’autorità giudiziaria è contro ignoti.
Fin qui la cronaca giudiziaria, quella di annotazioni, date, riscontri, eventuali ipotesi di reato. Tutto il resto rimane in quei palazzoni disabitati dove le vite degli invisibili si sfiorano e si toccano nella disperazione di chi sopravvive. Come Alessia, come Ablie.
Lei, un passato con una storia di tossicodipendenza, in alcune occasioni aveva rifiutato il soccorso dell’ambulanza quando si era sentita male. Di giorno spesso la si incrociava in piazza Garibaldi o in viale Crucioli. Lui era arrivato in Italia nel 2018 con un programma di protezione e da qualche mese era giunto nel Teramano: si divideva tra la zona del parco fluviale e quella di piazza San Francesco. «Aveva voglia di vivere», racconta un connazionale, «per lui non era facile andare avanti. Sopravviveva chiedendo l’elemosina davanti ai supermercati, ma era sempre gentile con tutti. Sperava di andare in Germania dove diceva di avere degli amici che potevano dargli un posto di lavoro». Se ne sono andati nel freddo di una vecchia casa disabitata. Soli e disperati.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

