Il capitano dell’Idra: «Siamo bloccati senza sapere perché»

11 Maggio 2015

L’odissea del motopesca trattenuto da tre mesi in Gambia Dopo l’appello di Liberati, il racconto di De Simone

MARTINSICURO. Resta ancora nel porto di Banjul, la capitale del Gambia, il motopesca Idra Q., la barca da pesca oceanica da circa tre mesi trattenuta in Gambia e con tre italiani a bordo. Dopo le drammatiche parole del motorista di San Bendetto Massimo Liberati «temiamo che possano riportarci in cella», un’altra drammatica testimonianza arriva dal comandante dell’imbarcazione, il capitano Sandro De Simone di Silvi. In un’intervista telefonica a TgCom il capitano ha ripercorso la vicenda spiegando il paradosso della situazione. «Il tribunale ha deciso che potevamo andare via, che eravamo liberi. Eppure siamo ancora bloccati qui senza sapere il perchè di quello che ci sta avvenendo» ha detto.

De Simone ha trascorso due settimane nel carcere della capitale africana, mentre Liberati sette: una prigione da incubo con piccole celle senza acqua e servizi igienici a detenuti comuni. A bordo della nave c’è anche il nostromo Vincenzino Mora di Martinsicuro. Le notizie che arrivano dal Paese africano sono scarse: si sa solo che i m ilitari non hanno eseguito la sentenza dei giudici, rifiutando di dissequestrare l’imbarcazione e di riconsegnare i documenti nautici e i passaporti a 25 membri dell’equipaggio. La sentenza avrebbe dovuto essere applicata entro lunedì e l’Idra avrebbe dovuto raggiungere Dakar, in Senegal, dove la società armatrice la Italfish di Martinsicuro, ha una sede operativa. «La societa per cui lavoriamo», ha detto Liberati, «è una società seria sotto tutti i punti di vista. Abbiamo lavorato sempre correttamente, ma purtroppo a volte si può incappare in situazioni strane per motivazioni spesso incomprensibili come in questo caso. Le reti che usiamo per la pesca erano e sono risultate conforme ai regolamenti vigenti. Purtroppo quando una rete non viene usata da molto tempo a causa del sole e delle intemperie la plastica di cui è fatta muta, diventa dura. Quando i militari sono saliti a bordo e hanno misurato la rete, per di più con una strumentazione non adatta, è facile che possa aver avuto una misura diversa da quella originale».

Sandro Di Stanislao

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